Ricerca Ispra: a rischio quelle di Piscinas e Monte Russu novembre 2009 - Le dune, uno degli ecosistemi più delicati in natura, sono i meno protetti in assoluto. In Italia, nell’arco di un secolo, le dune costiere hanno perso l’80% della superficie iniziale, passando da circa 35-45mila ettari a 7-9mila...
In tutto il Paese, sono rimasti solo 330 chilometri di dune non antropizzate, sui quali non c’è stato finora nessun intervento umano. Il dato, fa notare l’Ispra, è pari ad appena l’8,6% del totale della costa interessata. Le più famose in Italia sono quelle di Piscinas in Sardegna, le più alte d’Europa, dichiarate dall’Unesco patrimonio dell’umanità; non meno famose quelle a Monte Russu nei pressi di Santa Teresa di Gallura, sempre in Sardegna; ma non vanno dimenticate le dune di Lacona all’Isola d’Elba e quelle dell’Oasi di Vendicari, nel siracusano, in Sicilia. Salvare le dune, scrive l’Ispra, è particolarmente urgente e prioritario per il bene delle nostre coste. In 35 zone, tutte in aree protette italiane, sono stati già eseguiti interventi di ripristino delle coste sabbiose, utilizzando quasi esclusivamente sistemi di ingegneria naturalistica, e l’Ispra lo ha documentato in un volume presentato a Roma durante il convegno «Sos dune», organizzato assieme al Coordinamento delle associazioni tecnico-scientifiche per l’ambiente e il paesaggio. Nel Lazio, gli interventi hanno fermato l’erosione delle spiagge del Circeo in modo naturale: anziché costruire sbarramenti in mare contro la forza delle onde, è stata riportata la sabbia sulle dune e poi favorita la ricrescita di 40mila piante, grazie ad un sistema di incannucciate frangivento. "Le Bombarde" rovinate dall'erosione
Il sistema delle canne ha permesso la ricrescita delle piante di ammofila anche sulle dune di Vendicari e ne ha consentito così la conservazione. La vegetazione ha un "ruolo fondamentale nella formazione delle dune", perché frena il vento e consolida la sabbia. Altre dune salvate sono quelle di Campomarino in Puglia e di Lesina, alle porte del Gargano, recuperate al degrado grazie al posizionamento di sacchi di sabbia a ricostruire la forma originaria delle dune stesse. "Presentare gli interventi realizzati in Italia significa proporre e suggerire una gestione razionale ed ecocompatibile del patrimonio dunale. Proteggere le dune - scrive l’Ispra - non significa impedire ai bagnanti l’accesso ai tratti di mare, ma coniugare la fruizione della spiaggia con la protezione contro l’erosione". L’impegno a favore delle dune italiane sarà sancito, al termine del convegno, con l’adesione alla "Carta di San Rossore" per avviare una strategia comune di protezione e conservazione.
Fonte: http://www.lastampa.it
|