È disastro ambientale lungo il fiume Po’. La dolosa fuoriuscita di 600 mila litri di gasolio (avvenuta alle 4 am del 23 nel fiume Lambro) rischia di compromettere un ecosistema vastissimo e, non ultimo, la surfabilità degli spot della costa veneta, ferrarese e romagnola...
Il surf ovviamente rimane l’ultimo dei pensieri di fronte a una catastrofe di questa entità, che interessa centinaia di migliaia di persone tra Lombardia, Emilia Romagna e Veneto. Eppure è proprio lungo le spiagge attorno al Delta che si temono le conseguenze più gravi. «Siamo di fronte ad una nuova “Prestige”» commenta Francesco Stecchi, ricercatore presso l’Università di Scienze Ambientali di Ravenna, paragonando questa fuoriuscita al disastro che nel novembre ’02 interessò le coste atlantiche di Francia e Spagna. «È difficile al momento stimare i rischi per gli spot, anche perché gran parte del gasolio si depositerebbe nelle anse del ramificatissimo Delta. Di sicuro se in parte dovesse raggiungere l’Adriatico, lo scenario per noi surfisti sarebbe da incubo. Il regime di correnti attorno al Po’» spiega Francesco «varia a seconda delle condizioni meteorologiche. In situazione normale, cioè di alta pressione (vedi immagine), la corrente ha una traiettoria nord-sud, e quindi depositerebbe la massa oleosa sulle coste a sud del Delta, con possibili ripercussioni sugli spot Ferraresi e Ravennati. Se invece il gasolio arrivasse in mare durante una sciroccata il problema sarebbe più acuto a nord del Delta, interessando probabilmente Chioggia e gli spot veneti». Resta solo da sperare che le barriere assorbenti e le paratie rigide messe a protezione del fiume nelle ore passate riescano a limitare la discesa verso valle degli idrocarburi. «Le previsioni a medio termine segnalano due impulsi da sudest, nelle giornate di venerdì 26 e di domenica 28» segnala Nicola Zanella, direttore di SurfNews (di base a Ravenna) «ma da qualunque direzione soffierà il vento, ad avere la peggio saranno gli animali, le piante e chi, come noi surfisti, frequenta con rispetto l’area del Delta».