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Un mercoledì da leoni in Riviera

Un mercoledì da leoni in RivieraUscito anche sul web lo speciale sul surf pubblicato dal SecoloXIX il 19/08/10
by Beatrice D’Oria
D’accordo, non sarà l’Australia o Huntington Beach in California. E nemmeno le isole Fiji. Eppure la Liguria sta cavalcando l’onda del surf. Da Imperia a Levanto, le tavole filano lisce e veloci. Gli amanti di questo sport hanno trovato la loro terra promessa. Anche se parlare di sport è riduttivo: il surf è uno stile di vita. «È come far parte di una banda o qualcosa del genere. Una volta dentro, non puoi più uscirne» spiega Kelly Slater, surfer nove volte campione del mondo, famoso per la serie tv “Baywatch”.

Una banda, per Slater, come quella guidata da Patrick Swayze in “Point Break”, film culto che unisce surf e poliziesco. L’irruente Katherine Bigelow, Oscar anni dopo per “The Hurt Locker”, nel 1991 prende a prestito una brutta storia di rapinatori mascherati da presidenti americani, per far innamorare tutti , anche in Italia, del surf. Ha vita facile perché oltre a Swayze, virile e beffardo, c’è un Keanu Reeves, bellezza eurasiatica e fisico da bronzo di Riace.

ImageMa il surf - aspettando la grande, magica onda in Liguria, il sogno di qualsiasi surfer - ha un film ancora più famoso che ne celebra i fasti, dall’ardore atletico alla malinconia. “Un mercoledì da leoni” di John Milius, 1978. Dove tre amici entrano ed escono dalle onde come dalla guerra in Vietnam. Ma quella è la California, la terra dei Beach Boys e di canzoni vibranti come “Surfin’Usa” e “Surfin’Safari” fra sole caldo e bionde in bikini. Non solo a Malibu quindi.

L’Italia gonfia i muscoli per lanciarsi in acqua, su una tavola, dagli anni ’80. Varazze - riconosciuta come una delle tre migliori “onde” del Mediterraneo, le altre sono in Sardegna e Toscana - richiama surfer dal 1983. Nonostante il mar Ligure non offra le stesse condizioni climatiche e ambientali degli oceani, dove le onde possono superare anche i venti metri, le coste sono battute dalle “tavole” estate e inverno. Le onde migliori sono generate dai venti di Maestrale e Scirocco, ma le condizioni ideali si verificano con il classico “mare lungo”, che è possibile incontrare, soprattutto in inverno, dopo le mareggiate.

«Sì, Varazze è la capitale italiana di questo sport» spiega Thomas Cravarezza, 26 anni, genovese, due volte secondo ai campionati italiani: «Sul fondale roccioso, vicino al molo sul torrente Teiro, c’è un’insenatura artificiale che rende questo posto ideale per uscire in mare con la tavola». Infatti l’hanno già ribattezzato molo del surf.
 
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Il mito della grande onda, poi, è capace di seguire una vita intera come nel caso di Pierpaolo “Pito” Giachero e Bruno Conti, che surfano insieme a Thomas da quando erano ragazzini. «Lo zio di “Pito” aveva una tavola: un giorno - racconta ancora Cravarezza - gliel’abbiamo presa in prestito per iniziare. Ci piaceva guardarlo tra le onde e abbiamo voluto provare anche noi. Avevamo solo dodici anni ma ci abbiamo preso gusto, eravamo bravini. Poi sono arrivati gli sponsor».

Cravarezza è riuscito a trasformare la passione in un lavoro: «Ho aperto una scuola l’anno scorso, Surfing Club Bogliasco, al Maa Beach, con una succursale ai Bagni Erminia di Recco». Thomas e “Pito” sono anche interpreti del surf movie “Onde nostre” firmato da Luca Merli e dal fotografo Matteo Ferrari, filmato quasi interamente in 16mm e Super8 sulle spiagge liguri, sarde e toscane: «Naturalmente abbiamo girato a Varazze» racconta “Pito”. Thomas, però, ricorda che «questo non è un posto per principianti. Le onde sono molto grosse, come quelle di Levanto. Per chi vuole imparare, consiglio piuttosto Recco e Andora, decisamente più tranquille».

Già, imparare. A Chiavari, surfer e modaioli fanno riferimento al negozio Beach Break, mentre la Spiaggia d’oro è il richiamo più suggestivo di Imperia. Ogni anno alla Levanto Surf Classic si sfidano i campioni mondiali e il crescente successo della manifestazione e della “tavola” ha spinto i surfer a chiedere all’amministrazione civica di creare un reef artificiale per aumentare l’ampiezza delle onde.

Di pari passo, ovvio, aumenta il coraggio che ci vuole per farsi “sballottare da sponda a sponda” come canta Piotta nella sua “La grande onda”. Coraggio? «Dovremmo averne se fossimo in California. Là sì che le onde sono “da paura”. Ma qui non siamo in California» sorride Thomas, volgendo lo sguardo verso il mare.

by Beatrice D’Oria
Fonte il SecoloXIX.it

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