Tratto da:
http://secretboards.blogspot.com Foto e testo di Francesco Salvadori.Novembre 2010Allora abbiamo cambiato meta, a Hossegor è troppo grosso, si va in Sardegna, conosco dei posti e hanno dato belle onde”.
Con questa chiamata vengo informato del cambio destinazione per il breve surf trip che avevamo programmato da tempo.
Ed eccoci venerdi sera tutti a casa del Canna a mangiare una pizza e caricare la macchina per la partenza. “
Dream Team” composto da
Giacomo Vannucci, Andrea Puccioni, Emanuele Bianchi, il sottoscritto e naturalmente
Andrea Cannavò.
“
Ma ci staremo in 5 in una fiesta?” chiede qualcuno. Non lo sappiamo, ma a noi piace l’avventura e così, tavole legate sopra e bagagliaio stracolmo, partiamo alla volta del porto di Livorno, dove una grande nave Moby ci attendeva in vista della traversata verso l’isola dei 4 mori.
Sacco a pelo per tutti tranne che per Puccioni, che si arrangia per la notte con lenzuoli trovati qua e là, ed un asciugamano del Canna. La notte passa bene e di buon’ora ci svegliamo tutti, colazione e subito in garage per uscire dal traghetto.
Ed eccoci in terra sarda. E si vede.
Dopo i primi chilometri di strada un paesaggio magnifico è sempre a portata dei nostri occhi, abituati forse troppo al piccolo paesino livornese o ai colli del pisano. Ciò che la Sardegna offre ha bisogno di poche parole per descriverlo: monti scoscesi a picco sulla strada (e sul mare) coperti ora di verde, ora completamente aridi, vegetazione fitta in un punto e subito pianura estesa per chilometri. E poi mucche, pecore, uccelli di ogni genere, ci accompagnano nella nostra traversata alla volta di Chia, la nostra meta.
Chia è una località marina nel sud della Sardegna e per raggiungerla occorrono da Olbia quasi quattro ore di macchina. Con “Flying Canna” però tutto è possibile e i chilometri vengono macinati di buon passo, pur avendo rischiato un paio di volte la pelle, per (detto in parole povere) negligenza di qualche camionista sardo. A noi niente ci stupisce.
Così arriviamo a Chia, entusiasti di vedere i posti e di trovare una sistemazione per i quattro giorni. Troviamo subito un appartamento carino a 2 minuti da una spiaggetta e ci sistemiamo lì, pagando tutto in anticipo naturalmente, e nemmeno poco…ma noi non badiamo a spese.
Subito primo giro degli spot, isolotto, il morto, cala cipolla e il pontile. Piatto.
Primo giorno quindi all’insegna delle paranoie, con un abbondante spesa presso il market da Sirio, pranzetto (non proprio gustosissimo) e di nuovo fuori nella speranza di vedere onde surfabili. Ma niente da fare, il primo giorno passa senza che le tavole abbiamo avuto il privilegio di essere bagnate nell’acqua cristallina di Chia.
Il
giorno seguente la sveglia è alle sette, tutti fiduciosi che il mare ci avesse regalato delle buone onde, ed invece ci sbagliavamo, anche quella mattina mare troppo calmo. Cominciano quindi ad affiorare musi lunghi e poche speranze sui volti dei nostri surfisti, chi addossandosi la colpa di tutto ciò “ sono io che porto sfiga”, chi utilizzando la solita frase “ma chi me l’ha fatto fare”.
Ma il mare aveva in serbo per noi una bella sorpresa, prevista da alcuni di noi e confermata con l’arrivo di onde di
circa un metro per le due e mezzo del pomeriggio. Un ultima imparaffinata alla tavola e via in mare, il sottoscritto pronto con cavalletto ed attrezzatura varia a cogliere i migliori momenti della session.
Tre ore circa molto intense, dove un Bianchi in forma fa valere la propria fisicità con un bello slash.