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Forte dei Marmi
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METEO

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La vita in bilico del re del surf

Laird Hamilton
Laird Hamilton, quarantasei anni, californiano di san Francisco, si racconta

In Italia c’è un posto perfetto per praticare il Sup: l’Isola d’Elba. Ha condizioni di mare e vento ideali»


«Per favore facciamo gli eroi», sembra supplicare questo angolo di mare spumoso, sul fianco orientale di Newport, Rhode Island. Vento capriccioso, sole, il lamento fesso dei gabbiani: tutto invita a qualcosa di irripetibile. Eppure no. «No, le grandi onde non amano annunciarsi, loro sorprendono», sorride Laird Hamilton. Uno che con il mare ci parla.

ONDE ALTE FINO A VENTI METRI - Ne conosce l’alfabeto perché ha imparato a conviverci, ad assecondarne le inclinazioni. Lo chiamano «il re del surf», ma solo a quarantasei anni questo californiano di san Francisco si è deciso ad assomigliare al personaggio che nel tempo gli hanno cucito addosso: maschio, muscolare, vitaminico. Biondo, un fisico scenografico che aiuta. Sembra quasi più facile così sfidare onde alte fino a venti metri (come quella che caricò a testa bassa a Kauai, Hawaii, dieci anni fa) o attraversare il canale della Manica in bilico su una tavola, come fece nel 2006. Sua era la sagoma che assaliva le onde in «Waterworld», quale controfigura di Kevin Costner e su di lui è incentrato «Riding Giants», il documentario del 2004 sui surfisti. Gli imminenti cinquant’anni non hanno scalfito questa irruenza testosteronica. E così, mentre si appresta a fare il giro del mondo nella Volvo Ocean Race, con l’equipaggio di Mar Mostro (la barca di Puma, che lo ha voluto in una inedita collaborazione tra regata e surf), precisa: «A volte c’è troppa retorica intorno al surf. È una disciplina faticosa, richiede dedizione».

«TROPPA RETORICA, È UNO SPORT DIFFICILE» - Certo, detto da uno che sembra uscito da una canzone dei Beach Boys fa sorridere, ma poi Laird racconta delle lunghe ore di allenamento in acqua e non, della fatica quotidiana per mantenere una muscolatura perfetta e della severa dieta (pesce crudo, caffè e agrumi) a cui si sottopone ormai da vent’anni. E stare in bilico sul Sup, stand up paddle, tavoletta in cui si sta in piedi, aiutandosi con il remo (che lui stesso ha contribuito rendere famoso), non è facile. Ecco perché commenta con freddezza riferimenti a film di culto come «Point Break», di Kathryn Bigelow: «Certo, il fatto che sia uno sport estremo, che ti porti a sfidare l’imprevedibile invita all’enfasi e al racconto romanzato. Ma non riduciamolo a questo».

IL MISTERO DELL’ONDA PERFETTA - La leggenda racconta di un’infanzia difficile: un padre perduto e un patrigno scelto sulla spiaggia, Bill Hamilton, campione di surf degli anni Sessanta. Poi il trasferimento alle Hawaii e l’incontro-scontro con la comunità locale, ostile agli oriundi bianchi. Sfidare il loro mare era l’unico modo per farsi accettare. In certi posti ci si impone vincendo le paure del luogo e fu così che cominciò a scalare le onde, palazzi alti fino a venti metri. «Imparai a riconoscerne il rumore – racconta Hamilton – e a incontrarle nel punto giusto. Ancora oggi per me la Grande Onda o Onda Perfetta resta un mistero. Ci sono cose che non governi, nonostante la preparazione rigorosa. E certe onde hanno nomi inquietanti, come “bestia”». Certe altre gli sono familiari, come Teahupoo, la leggendaria onda di Tahiti, una montagna.



L’ISOLA D’ELBA IDEALE PER LA TAVOLA CON REMO -
«In Italia – continua – c’è un posto perfetto per praticare il Sup: l’Isola d’Elba. Nella parte che si rivolge verso la costa ci sono condizioni di mare e vento ideali». Ha provato anche le onde della Sardegna e ne parla come di una potenziale italica Malibu. Non partecipa a gare ma da anni coltiva il suo mondo (produce articoli sportivi, come la tavoletta Sup che ha studiato per Puma con il designer Juan K.) e di cause benefiche, come la campagna per la difesa degli oceani che ha intrapreso con Puma. Laird è stato un innovatore: per dire, ha inventato il foil-surfing, un mix di surf, snowboard e windsurf. Ai patiti consiglia: «Sfruttate la paura, è un’ottima fonte di adrenalina. E provate le varianti: a vela, a remo, con fantasia». Sulla Paura con la maiuscola, Hamilton non ha dubbi: «Penso che sia quella cosa che ti blocca, che non ti fa muovere per ore. Finora, però, io non l’ho mai incontrata».

Roberta Scorranese

Fonte: corriere.it
Link: http://www.lairdhamilton.com/
 
 
 
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