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Marzo - 2006
Sono passati 12 anni dal primo SN raccontaci un po' come e' cominciata la vostra avventura?

Come già tutti sanno è cominciata grazie alla mente di Andrea Tazzari nello scantinato allagato del glorioso Danger Surfshop a Ravenna sotto forma di foglio A3 fotocopiato e distribuito ai club. Al tempo io ed Emi Mazzoni collaboravamo già a Freezer per lo skate (che fu per me ed ancora è per Emi una grande passione) così quando SurfNews passò a colori cominciammo a collaborare. E Angelo Manca la nostra memoria storica quindi lascio a lui di dire due parole su quegli anni.

ANGELO: per me SurfNews è un sogno che diventa realtà.
Faccio il grafico dal 1987 e sin da allora ho sempre sognato una rivista italiana di surf, fatta in un certo modo. Poi con Andrea e Guancia questo sogno è iniziato quasi per gioco con la FISO. Gran parte del lavoro lo faceva Andrea, io lo aiutavo nei ritagli di tempo del lavoro e dalla famiglia (moglie, figlia piccola). Inizialmente il mag era un "bollettino", in fornato A4 ed in bianco e nero, ecco il perché del nome SurfNews, un po da tabloid. Ad ogni uscita riuscimmo ad aggiungere 1 o 2 quartini e la tiratura da poche centinaia di copie arrivò a diverse migliaia in brevissimo tempo. Così nell ottobre 1996 passammo all attuale formato di 16 x 23,5 prima con solo 4 pagine a colori per arrivare agli attuali numeri stampati in full-color con un numero di pagine che varia da 96 a 144 a numero ed una tiratura che si aggira sulle 9000 copie. Da quando Andrea è partito per l India sono stato costretto (per fortuna) a trovare il modo di dare più ore al magazine. Adesso mi occupo delle rubriche tecnice e della stampa, spedizione, abbonamenti e di tutta la parte amministrativo-contabile, con il rammarico di non riuscire però a surfare e viaggiare insieme a Nik ed Emi.

Cosa ricordi dei primi anni?
Hei piano! Sono passati 12 anni ma questi sono ancora i nostri PRIMI anni! Il surf in italia è solo all inizio della sua crescita e così anche noi. Comunque degli anni 90 ricordo soprattutto le mareggiate assieme ad Emi ed Andre nelle pause pranzo ad Adria, che poi si prolungavano fino al tramonto e tornavi in ufficio con 20 messaggi in segreteria e la intro da scrivere. Ricordo i primi shooting calcolati, il periodo in cui capimmo che era possibile programmare foto-trip in italia. Poi ricordo i tanti incontri con persone che hanno allargato il mio modo di guardare alle onde italiane ed all editooria surf. Persone come Alex Dickread di Surfer s Path, o Tony Butt o i ragazzi dello StormRider Guide che hanno creduto nei nostri contenuti e ci hanno insegnato molto in un periodo in cui il magazine era poco più che una fanza ed i livelli qualitativi attuali sembravano molto lontani.

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Isola d'Elba - Nik                                                                                    Nik

Come vedi la scena surfistica Italiana oggi?
Di sicuro in espansione sia come mercato che come numero di praticanti (+15% annuo dalla nostra indagine di mercato) che come livello tecnico dei surfisti. L espansione del mercato è positiva per chi da molti anni si sbatte per promuovere il surf, o almeno un certo tipo di surf. Mi riferisco ai rider sponsorizzati e ai surfisti coinvolti nel mercato che vedono buone opportunità di vivere della loro passione.

Diverse riviste sono sparite senza lasciar traccia, SN e' ancora li'puntuale come il primo giorno il segreto?
Ma di quali riviste parli? A me sembra che le cariatidi storiche siano ancora tutte li a parlare di cose che non conoscono. Chiedi ai loro editori se hanno mai preso un tubo! Il segreto, se di segreto si puo parlare, è che noi in redazione siamo surfisti e siamo cresciuti surfando e viaggiando assieme alla scena italiana. Così a furia di respirare surf, abbiamo imparato ad anticipare i desideri editoriali dei nostri amici. Dal punto di vista del rapporto con le ditte (che sono quelle che ci danno il pane visto che il mag è sempre gratis) non abbiamo mai fatto passi azzardati, abbiamo sempre portato a termine quello che ci era stato chiesto, che alla fine era abbastanza semplice: fare un giornale decente di surf 6 volte l anno e farlo avere a tutti.

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                                                              Skate

SN e' una rivista fatta da surfisti per surfisti credi che sia questo il motivo del vostro successo?
No, credo che il successo (se di successo si può parlare visto i nostri risicati stipendi) sia nella distribuzione gratuita e capillare, nella qualità editoriale e nella professionalità dello staff di collaboratori che abbiamo scelto.

Raccontaci una giornata tipo in redazione?
Non abbiamo giornate tipo.. essendo bimestrali abbiamo cicli di lavoro strani. Tipo: appena andiamo in stampa (un processo che cura Angelo Manca) io e/o Emi (qualcuno ci deve sempre essere in bottega..) lasciamo la redaz per qualche progetto esplorativo o semplicemente per surfare. Questo periodo dura almeno 2 o 3 settimane ed è qui che si materializzano gli articoli principali. Il mese successivo è dedicato alla raccolta ed assemblaggio degli articoli. La pressione va crescendo finchè non viene QUELLA settimana in cui tutto deve essere pronto e che finisce con la correzione delle bozze e con un senso di vuoto e un: "Dove andiamo a surfare?". A parte i 15gg finali la vita in redaz è tranquilla, possiamo andare in acqua quando vogliamo senza cartellini da timbrare, i nostri amici vengono a trovarci in ufficio ed è proprio dalle chiacchierato con loro che escono le storie e le idee per il mag.

Hai sempre pensato che SN potesse raggiungere tutto questo successo?
Non da subito. All inizio la "visione" l aveva solo Andrea. Io avevo una avviata carriera come interprete di cinese e facevo il consulente culturale free-lance per varie grosse ditte (tipo TetraPak, Alcatel e altre). E servito che il giornale crescesse profesionalmente fino al livello dell altro lavoro prima di poter abbandonare totalmente quella parte della mia vita e vivere solo di surf. Le potenzialità io le ho viste solo verso il 99-2000 quando i nostri articoli con foto mediterranee hanno cominciato a circolare su riviste straniere, una cosa che non era mai capitata prima al surf italiano e che aprì a me ed Emi molti orizzonti. Allora abbiamo capito che la qualità delle foto e dei testi cominciava ad essere quella giusta e a farci un idea sulla linea editoriale che volevamo tenere.

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Come mai si parla poco di contest?
Per una mera questione di qualità di foto e testi. L 80% delle preferenze dei lettori va ai surftrip. Devo dirti altro? Comunque ne abbiamo sempre parlato nelle News e nelle rubriche a fine mag e da quest anno dedicheremo una rubrica ed un layout specifico alle gare italiane.

Progetti per il futuro?
Surfare più possibile e migliorarci sempre come magazine. Rinforzarci sul mercato italiano, inserirci sempre più nel panorama mondiale. Di progetti ce ne sono molti ma, in pieno stile SurfNews, li comunicheremo quando sono effettivamente realtà. Think globally Act Locally.

Cosa credi che manchi al surf per diventare una realta' anche in Italia?
Cosa manca?! Non manca niente, il surf E una realtà e mi meraviglio che ci sia ancora qualcuno che lo mette in dubbio. Più di 30.000 surfisti sono una realtà, 300 negozi sono una realtà, il mercato surf è una realtà, le onde che surfiamo sono realtà, SurfNews è realtà. Basta con questi complessi di inferiorità.

Saluti e ringraziamenti.
Ringrazio i due poli opposti della "scena" sperando così di abbracciarla tutta: Tutte le ditte che credono nella nostra comunicazione e soprattutto tutti i locali che abbiamo conosciuto in 12 anni di surf trip.

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Last Cover - SurfNews n. 55

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