ImageLa scienza, il Nobel e il surf
Per chi non lo conoscesse, Kary Mullis è lo scienziato che si è aggiudicato il premio Nobel per la chimica nel 1993, attribuitogli per la scoperta di una rivoluzionaria tecnica che permette di moltiplicare segmenti di genoma umano e di polimeri in genere: la PCR, ovvero Polymerase Chain Reaction.
 
Detto questo, se aggiungiamo che la sua autobiografia s'intitola nientemeno che Ballando nudi nel campo della mente, il lettore sarà probabilmente confuso, dato che in Italia il termine scienziato va di pari passo con l'attributo serioso: non così nel mondo anglosassone, nel quale l'erudito eccentrico che non si prende troppo sul serio non è una novità. La scoperta che ha fruttato il Nobel al biochimico americano, classe 1944, stando a quanto ci racconta, è maturata durante il tragitto in macchina alla volta del suo chalet di Mendocino, nell'Anderson Valley, Nord California, un venerdì notte dell'aprile 1983: in tali circostanze Kary Mullis intuì la reazione a catena delle polimerasi, metodo innovativo quanto semplice di replicare all'infinito il Dna, un evento rivoluzionario per la biochimica e l'ingegneria genetica. Uno scienziato geniale quanto atipico: il Nobel, conquistato in età relativamente giovane, gli ha consentito di dedicarsi con maggiore assiduità al suo hobby preferito, ovvero il surf tra le onde dell'oceano.
 
Kary Mullis è un'entità anomala nel panorama scientifico internazionale, appassionato surfista ed amante delle donne (ha avuto quattro mogli), privo di peli sulla penna e pronto ad assumersi la responsabilità delle sue dichiarazioni. Qualcuna suscita perplessità quasi inevitabilmente, ma il lettore si accorgerà che questo strano scrittore per caso non è affatto uno scienziato che teme di dire quel che ha da dire. E spesso riesce a comunicare, oltre ad un'innata ironia (al confine con la sfrontatezza), cose personali che nessuno confesserebbe: come un incontro del terzo tipo con un procione luminoso alieno, o svariate esperienze psichedeliche con le droghe, curiosi esercizi di telepatia (ed empatia). Oltre a questo Ballando nudi nel campo della mente ci consegna tutto l'assortito campionario del Mullis-pensiero, comprendente esternazioni contro la sociologia, l'effetto serra, la psicologia. Molte delle sue prese di posizione si possono condividere o meno, ma di sicuro nel complesso ottengono l'effetto di far insorgere il dubbio, di stimolare l'approfondimento, in particolare la sua difesa di Peter Duisberg, sostenitore dell'inesistenza dei dati che hanno portato Gallo e Montagnier alla scoperta del virus dell'Aids. E non è finita: Mullis si diletta a schernire il sistema giudiziario americano in base alla sua esperienza di perito nel noto caso O.J. Simpson - il noto ex atleta di colore accusato dell'omicidio della moglie -, difende spassionatamente l'astrologia, parla di ragni velenosi, provoca in genere. Un'autobiografia ricca di aneddoti curiosi, di agile lettura, fuori dalle righe e spesso divertente.

Kary Mullis, Ballando nudi nel campo della mente, Milano, Baldini & Castoldi, 2000; pp. 222

 
di Paolo Boschi
 
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