ImageDal Portogallo alla Siria, dalla Gran Bretagna a Israele
Parte Circe, il piu' grande progetto di ricerca sul clima del Mediterraneo. Studiare l'evoluzione del 'Mare Nostrum' dal punto di vista scientifico ma anche economico e sociale.

Roma, 7 mag. - (Adnkronos) - Studiare l'evoluzione del clima del Mediterraneo dal punto di vista scientifico ma anche economico e sociale. E' questo l'obiettivo di Circe, il Climate Change and Impact Research: the Mediterranean Environment, il progetto europeo appena lanciato a Bologna presso la sede del Cnr.

Dal Portogallo alla Siria, dalla Gran Bretagna a Israele, Circe coinvolgera' ben 65 partner, europei e nordafricani, di cui 62 sono centri di ricerca, che lavoreranno insieme per quattro anni con l'obiettivo di valutare gli impatti climatici nel Mediterraneo e le migliori strategie di adattamento e mitigazione. Di fondamentale importanza sara' il coinvolgimento delle realta' locali, dei contadini, dei pescatori, delle aziende che saranno interessate dai cambiamenti climatici nei prossimi anni.
Tramite competenze provenienti da diverse discipline, inoltre, Circe studiera' le previsioni climatiche nell'area mediterranea in relazione al piu' vasto cambiamento globale, per capire quale sara' l'evoluzione delle radiazioni atmosferiche, del ciclo dell'acqua, delle nuvole e degli eventi estremi, come precipitazioni intense o inondazioni. Verranno valutati inoltre gli impatti su agricoltura, ecosistemi, foreste, qualita' dell'aria e salute umana.
ImageGrande attenzione verra' data nel corso del progetto di ricerca alle conseguenze economiche e sociali dei cambiamenti climatici. Ed in particolare saranno analizzati gli scenari che riguardano il turismo, il mercato energetico e l'eventuale migrazione delle popolazioni locali, per indicare possibili strategie di adattamento e mitigazione.
Il progetto europeo, finanziato con 10 milioni di euro nell'ambito del VI programma quadro della Unione Europea, e' coordinato dall'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), rappresentato da Antonio Navarra. Le linee tematiche di ricerca di Circe sono tredici, quattro delle quali sono guidate da centri italiani.
''Circe produrra' ricerca e conoscenza sul clima del Mediterraneo e sui suoi impatti'' dichiara Navarra. ''I risultati, frutto della collaborazione tra matematici, fisici, climatologi, agronomi, economisti e informatici, -prosegue lo scienziato italiano- saranno messi a disposizione sia della comunita' scientifica che dei decisori politici. Con questo progetto, la ricerca diventa strumento per supportare, con i dati scientifici e la previsione di scenari futuri, le azioni di risposta, ovvero le strategie di mitigazione, ai mutamenti indotti dai cambiamenti climatici.''
ImageMolti i partner che concorrono al lavoro del progetto Circe e per l'Italia partecipano, oltre all'Ingv, il Centro Euro-Mediterraneo dei Cambiamenti Climatici, la Fondazione Eni Enrico Mattei, l'Enea (Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente), il Cnr (Consiglio Nazionale delle Ricerche), l'Asl di Roma con il Dipartimento di Epidemiologia, le Universita' degli Studi della Tuscia, de L'Aquila, di Bologna e del Salento e l'Ogs, l'Istituto nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale di Trieste.
E se con Circe si potenzia la ricerca sul clima, molteplici sono le linee di studio intraprese dalla scienza. I nuovi studi sul cambiamento climatico prevedono non solo l'acquisizione e la valutazione di dati scientifici sullo stato fisico del clima mondiale ma anche la previsione di scenari possibili in base all'impatto che il cambiamento esercita su uomo e natura. Le evoluzioni future infatti possono dipendere largamente dalla capacita' di reagire al cambiamento del clima: e' fondamentale quindi studiare i metodi e le tecniche di mitigazione, ovvero tutte le risoluzioni possibili in campo politico, sociale ed economico per eliminare o quanto meno ridurre le emissioni di gas serra, responsabili dell'aumento della temperatura sulla Terra.
Una delle novita' introdotte dal progetto di ricerca europeo Circe, e' proprio l'integrazione di diverse conoscenze per fornire una valutazione scientifica dei cambiamenti climatici globali in atto, dei suoi impatti e gli eventuali sistemi di mitigazione nel Mediterraneo, in linea con la strategia di studio adottata dal piu' grande organo mondiale, l'Ipcc appunto.

ImageRiguardo i Rapporti di Valutazione, quest'anno si stanno pubblicando i capitoli del IV Rapporto, mentre il primo Rapporto e' stato pubblicato nel 1990, il secondo nel 1995 ed il Terzo nel 2001. Ogni rapporto, inoltre, e' costruito in base alle precedenti valutazioni fatte dall'Ipcc e, nel caso del IV, incorporando anche i nuovi risultati delle ricerche degli ultimi sei anni, dovuti a un grande numero di dati piu' nuovi e completi, analisi piu' sofisticate dei dati stessi, miglioramenti nella comprensione dei processi e la loro simulazione tramite modelli e un'esplorazione piu' estesa dei gradi di incertezza. Ma Ecco i principali risultati dal Working Gruop I del IV rapporto dell'Ipcc.
Secondo gli esperti del primo gruppo di lavoro, la probabilita' che l'effetto globale medio delle attivita' umane dal 1750 sia stato una causa di riscaldamento, e' del 90-95%. Inoltre, undici degli ultimi dodici anni (1995 -2006) sono stati indicati fra i piu' caldi mai registrati da quando si hanno misure globali della temperatura alla superficie terrestre (dal 1850).

Negli ultimi 100 anni (1906-2005) hanno ancora verificato gli epserti, la temperatura terrestre e' aumentata in media di 0,74 ° C e in particolare, negli ultimi 50 anni, e' salita di di 0,76 °C. Nei prossimi 20 anni, gli scenari mostrano delle proiezioni di un riscaldamento di circa 0.2° C per decade ed il livello medio globale dei mari e' cresciuto ad un tasso medio di 1.8 mm per anno dal 1961 al 2003.
Importanti anche i risultati raggiunti dal secondo Working Gruoup. Per gli scienziati, riguardo gli impatti del cambiamento climatico su ambiente umano e naturale, allo stato attuale, i dati osservativi su tutti i continenti e la maggior parte degli oceani, mostrano che molti sistemi naturali risentono gravemente dei cambiamenti climatici in corso e in particolar modo dell'aumento delle temperature. Ad esempio molte regioni di permafrost sono in scioglimento e il pericolo valanghe nelle zone montuose e' in crescita. I tempi naturali e stagionali sono mutati tanto da avere primavere e fioriture precoci, cosi' come cadute delle foglie in tempi sfasati. Anche gli animali soggetti a letargo o migrazione hanno mutato la loro stagionalita'. E ancora.

Le coste, inoltre, saranno le zone che risentiranno maggiormente dei cambiamenti del clima (soprattutto i delta dei grandi fiumi asiatici e africani) e entro il 2080 diversi milioni di persone dovranno lasciare la propria regione per inondazioni causate dall'innalzamento del livello del mare.

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Ecco, di seguito tutti  i relativi centri di ricerca che partecipano al progetto Circe ITALIA:
-Ingv (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia) che ne e' il Coordinator
-Enea (ente per le nuove tecnologie, l'energia e l'ambiente)
-Fondazione Eni Enrico Mattei
-Cnr (consiglio nazionale delle ricerche) - Istituto Biologia Agro-Ambientale e Forestale, Istituto di Biometeorologia, Istituto di Ricerca Sulle Acque, Istituto di Scienze dell'Atmosfera e del Clima
-Asl Roma- Dipartimento di Epidemiologia
-Universita' degli studi della Tuscia
-Universita' degli studi de L'Aquila- Centro d'Eccellenza Cetemps
-Universita' degli studi di lecce
-Cmcc (Centro euro-mediterraneo dei cambiamenti climatici)
-Ogs (istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale)
-Alma Mater Studiorum (Universita' di Bologna) - Dipartimento di colture arboree


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