14-02-2020 - Il ritorno alle gare di John John Florence al Pipe Master, la delusione della mancata qualifica olimpica di King Kelly Slater...forse è stato tutto inutile...

Mancano ancora 5 mesi all'apertura del sipario olimpico nipponico, ma già ci si sta interrogando se si faranno.

Intanto è stato già "rinviato" il GP di Formula 1 della Cina in programma a Shangai il prossimo 19 aprile: non si correrà. La Fia ha infatti ufficializzato il rinvio della gara, accogliendo la richiesta avanzata dalle autorità cinesi. «Ci auguriamo di poter correre in Cina quanto prima possibile, esprimendo i nostri auguri per il meglio alla popolazione locale in questo momento difficile», recita una nota ufficiale. Una nuova data per la corsa non è stata ancora fissata. E le ragioni sono chiare a tutti....

Le Olimpiadi di Tokyo sono in programma dal 24 luglio al 9 agosto, e Tokyo è già pronta ad accogliere circa i 600mila visitatori stimati che si recheranno in Giappone per l'occasione, e gli oltre 11mila atleti. Il Coronavirus però è uno spettro che si sta manifestando, anche perché gli eventuali impatti economici sarebbero inestimabili. Il costo dell'organizzazione dei Giochi è stata stimata in 12,6 miliardi di dollari. L’indotto, che coinvolge molti settori dell’intero Giappone, è incalcolabile.

Kazuhiro Tateda, presidente della Associazione giapponese per le malattie infettive ha dichiarato: «In questi eventi di massa, i rischi sulla conduzione dei virus aumentano notevolmente». Nonostante le rassicurazioni del Comitato olimpico internazionale («I preparativi per Tokyo 2020 continuano come previsto e non vediamo l’ora di definire la prossima revisione del progetto»), i numeri dicono che il Giappone è il secondo Paese – dopo la Cina – per numero di persone affette dal virus.

Secondo Oms ci sono 28 casi confermati di Covid-19 in Giappone, di cui 24 riguardano persone che hanno viaggiato in Cina. La scorsa settimana il comitato organizzatore di Tokyo 2020 ha annunciato di aver istituito una «nuova task force per attuare le giuste contromisure al coronavirus».

Resta comunque la sperana che nei prossimi 5 mesi l'evoluzione di un’epidemia possa essere arginata e controllata.
La risposta ufficiale ad oggi la da Yoshiro Mori, CEO di Tokyo 2020, che respinge qualsiasi preoccupazione sulla possibilità di annullare o prorogare le Olimpiadi a causa del coronavirus: "Non abbiamo mai preso in considerazione queste ipotesi. Circolano voci irresponsabili"

La mancanza di tempo
Ma davvero le Olimpiadi di Tokyo potrebbero essere spostate, rinviate o annullate? Impossibile rispondere. Non sono in grado di farlo nemmeno gli scienziati e gli studiosi. Il rischio maggiore è legato alla mancanza di tempo. Vale la similitudine con la SARS, sindrome respiratoria acuta grave, nel 2002-2003 furono necessari sei mesi per debellarla. Il problema è che a Tokyo 2020 mancano cinque mesi.

"I vaccini contro il coronavirus probabilmente non saranno pronti in tempo per le Olimpiadi estive di Tokyo 2020", commenta il professore Kojo Wada, docente di sanità pubblica presso l'Università Internazionale della Salute di Tokyo, che nel 2018 ha contribuito a stilare il documento che esamina i rischi per la salute derivanti dall'afflusso di visitatori a luglio in vista dei Giochi. "Speriamo di poter avere maggiori informazioni sul rischio infezioni in base alle analisi di come si sta diffondendo il coronavirus, per essere così preparati, ma probabilmente i vaccini non saranno pronti per le Olimpiadi estive".

Il meteo può dare una mano
Una fonte di speranza arriva dal caldo afoso, proprio quello che ha costretto gli organizzatori a spostare al Nord del Giappone, a Sapporo, le gare di maratona e marcia. "I coronavirus in generale tendono ad essere stagionali. Molte volte i virus respiratori si estinguono quanto la temperatura ambientale è alta", spiega Ikuo Tsuno, professore di microbiologia all'Università giapponese di Kindai. "Alla luce della stagionalità, le Olimpiadi si terranno in piena estate, forse non dovremmo nemmeno preoccuparci ma...ma questo è il nuovo coronavirus, non possiamo saperlo".

La morale è che il rischio per le Olimpiadi resta. Nonostante l'imperativo ferreo sia quello di non voler alimentare una psicosi, il mondo dello sport resta alla finestra, in attesa.


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