Energia a forza 9
settembre 2009 - Elettricità dalle onde del mare. Con strutture flessibili che imitano le alghe. In Australia è già realtà. E il resto del mondo segue a ruota. Per costruire nuove minicentrali...

Non solo negli oceani, ma anche nei canali urbani  Iil trucco? "Copiare le alghe". Come? "Ispirandoci al loro modo di fluttuare nella corrente, piegandosi senza spezzarsi". Così Tim Finnigan, ingegnere marino australiano, spiega cosa fa la sua start up BioPower, specializzata nel ricavare energia dalla forza del mare. Prendendo spunto dai precetti della biomimetica - la disciplina che concepisce soluzioni tecnologiche copiando quanto avviene in processi e organismi naturali - Finningan ha messo a punto due prototipi di macchinari in grado di trasformare l'energia delle onde e delle correnti marine in energia elettrica a uso commerciale. Il primo, BioWave, è una specie di stelo flessibile su cui insistono tre grandi baccelli che galleggiano e immagazzinano l'energia cinetica delle onde convertendola in energia elettrica. Se le onde si gonfiano troppo, al punto da minacciare di danneggiare il meccanismo, lo stelo si piega in posizione orizzontale e così rimane, finché la violenza dell'oceano si è placata. L'altro, BioStream, è invece un dispositivo dalla forma simile al corpo dei grandi nuotatori oceanici (squali e tonni), capace di posizionarsi sempre controcorrente in modo da catturare la forza del flusso, trasformandola in energia elettrica.

"Stiamo assemblando i prototipi nelle acque della Tasmania e avremo i primi risultati a metà 2010", dice Finnigan. Se questi saranno soddisfacenti BioPower, che ha ricevuto finanziamenti anche dal governo di Canberra, inizierà a realizzare i primi impianti a uso commerciale lungo le coste dell'Australia: "L'idea è quella di avere centrali da 40 Megawatt, composte da moduli in grado di generare 1 Mw l'uno". E 40 Mw possono soddisfare le esigenze di una cittadina di 15 mila abitanti.

Con un'estensione di 360 milioni di chilometri quadrati, i mari e gli oceani coprono oltre due terzi della superficie terrestre. Un dato che da solo giustifica il susseguirsi dei tentativi di imbrigliare l'enorme potenziale energetico del 'continente blu'. La strada però non è facile. Quale che sia la tecnologia prescelta - che si cerchi di sfruttare il moto ondoso, le maree, le correnti o il 'gradiente termico' - si è ancora in fase pionieristica e non sempre i risultati hanno il successo sperato. Ma ormai nessuno ne dubita: l'energia estratta dal mare sarà parte del mosaico di soluzioni ecosostenibili con cui in futuro si cercherà di soddisfare le esigenze energetiche del pianeta.
 
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La conferma arriva dagli investimenti che stanno confluendo nel settore: "Flussi di denaro arrivano alle aziende sia dagli investitori istituzionali sia dai governi", dice Gouri Nambudripad, analista della società di consulenza strategica Frost & Sullivan. Con la Gran Bretagna in posizione di indiscusso leader globale, "anche in considerazione del fatto che detiene il 50 per cento del potenziale europeo in questo settore, per via dei suoi mari sempre increspati anche vicino alle coste", continua Nambudripad: "Entro dieci anni potrebbe arrivare ad avere centrali marine per un totale di 3 Gigawatt di potenza installata".

Non è un caso dunque che sia scozzese la Pelamis Wave Power, l'azienda che per prima al mondo ha aperto una 'fattoria delle onde' a uso commerciale. è avvenuto lo scorso anno, quando le 1.500 famiglie del villaggio portoghese di Povoa de Varzim hanno cominciato a ricevere a casa la corrente elettrica prodotta da una batteria di 'salsicciotti' galleggianti stesi a cinque chilometri dalla costa e capaci - grazie a un dispositivo composto di martinetti idraulici, motori idraulici e generatori elettrici - di creare energia sfruttando il moto ondoso. A riprova che la strada è di quelle in salita, Pelamis a marzo ha dovuto sospendere il progetto, prima per questioni tecniche (una perdita d'acqua nei convertitori), poi per difficoltà economiche connesse alla crisi finanziaria che ha fatto mancare i fondi per far ripartire l'operazione una volta che i problemi tecnici erano stati risolti.

Ma nonostante la débâcle portoghese, Pelamis è più attiva che mai: la corporation tedesca E.On le ha appena commissionato due convertitori di nuova generazione (i P-2) mentre il governo scozzese le ha messo a disposizione quattro milioni di euro per la prima 'wave farm', che vedrà l'implementazione di quattro convertitori (da 750 Kilowatt l'uno) al largo delle isole Orcadi, dove nel 2004 è stato istituito l'European Marine Energy Centre (Emec).

by Arianna Dagnino da Adelaide
Fonte: http://espresso.repubblica.it

Link http://www.biopowersystems.com/technologies.php

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