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Beppe Grillo alla conferenza stampa

GENOVA 16-06-2006
Il Mar Mediterraneo è vicino al collasso: lo sfruttamento eccessivo delle risorse ittiche, le spadare, il ranching dei tonni, l'inquinamento e gli impatti dei cambiamenti climatici sono solo alcuni fattori di una crisi sempre più profonda e preoccupante. Greenpeace ha presentato oggi un rapporto per chiedere di istituire, all'interno del Mediterraneo, un network di 32 riserve marine a tutela di uno degli ecosistemi più fragili del Pianeta. Alla conferenza stampa, che si è tenuta a bordo della Rainbow Warrior ormeggiata nel porto di Genova, è intervenuto anche Beppe Grillo...
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'Rainbow Warrior'

La nave sta per iniziare tour di tre mesi del Mediterraneo. La navigazione proseguirà in Italia, Grecia, Turchia, Libano, Israele, Francia e Spagna. La nave dovrebbe dirigersi anche a Pianosa e nelle altre isole dell arcipelago toscano per campagne di studio sulle risorse marine. Nello stesso tempo è nel Mediterraneo anche l «Esperanza», ex nave da guerra, la più moderna della flotta di Greenpeace.
Il rapporto di Greenpeace "Riserve marine nel Mediterraneo" segnala numerosi esempi di degrado del Mediterraneo e la necessità di una gestione efficace delle risorse, con la cooperazione di tutti gli Stati del Mediterraneo e la partecipazione delle comunità rivierasche. Deve essere avviata subito un'azione che tuteli una porzione significativa del Mediterraneo con una rete di Riserve Marine. Questa rete ovviamente deve essere affiancata e sostenuta da una corretta regolamentazione e gestione delle attività umane nel resto del bacino, in primo luogo nelle acque territoriali dei Paesi della Regione.

Quella di  Greenpeace è senza dubbio una proposta ambiziosa che presenta non poche difficoltà di attuazione. Ma è anche un investimento necessario per evitare, come purtroppo è successo in altre aree, che si arrivi al punto di dover adottare provvedimenti più drastici in seguito al collasso delle risorse naturali.

Le riserve marine da sole non bastano
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Non è difatti possibile immaginarle come oasi in un deserto di mare sovrasfruttato e inquinato. Devono invece far parte di una nuova filosofia di gestione delle risorse ittiche e, più in generale, di un nuovo modo di intendere le attività umane in mare. La gestione delle risorse marine è una sfida complessa, che solleva numerosi interrogativi. Ma è una sfida alla quale non possiamo sottrarci.


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1. Mare di Alboran; 2. Montagne sottomarine; 3. Isole Baleari; 4. Golfo del Leone; 5. Bacino Algerino; 6. Montagne sottomarine; 7. Banco Scherchi-La Galite; 8. Mar Ligure-Provenzale; 9. Tirreno Centrale; 10/11. Stretto di Messina; 12. Canale di Sicilia; 13. Scarpata di Malta; 14. Cresta di Medina; 15. Golfo della Sirte; 16. Capo della Libia; 17. Alto Adriatico; 18. Fossa di Poma / Jabuca; 19. Canale di Otranto; 20. Fossa Ellenica; 21. Monti Olimpo; 22. Golfo Saronico; 23. Isole Sporadi; 24. Mar di Thrakiko; 25. Limnos Gokceada; 26. Creta-Turchia; 27. Levante Centrale; 28. Monti di Anassimandro; 29. Canale di Cipro; 30. Monti Eratostene; 31 Costa dei Fenici; 32 Delta del Nilo



Il Mediterraneo è un mare ricco di biodiversità, ma al tempo stesso fragile. Esso rappresenta meno dell'1 per cento dei mari del Pianeta, ma ospita circa il 9 per cento degli organismi marini noti. Tra le cause di questa ricchezza anche il relativo isolamento del Mediterraneo che impiega oltre 70 anni per uno scambio completo delle sue acque con l'Atlantico.

La creazione di una rete di riserve marine porterebbe a una riduzione del bilancio generale degli impatti delle popolazioni rivierasche. Questa rete deve essere rappresentativa della grande diversità degli ecosistemi del Mediterraneo e secondo Greenpeace deve coprire il 40 per cento del Mediterraneo. Sappiamo che se ben progettate e ben gestite le riserve marine funzionano: il rapporto di Greenpeace cita esempi del Mediterraneo e del resto del mondo.

I governi del Mediterraneo hanno preso impegni solenni per la tutela di questo fragile ecosistema, ma i risultati non sono all'altezza delle attese. Questi impegni senza azioni concrete sono solo chiacchiere inutili: è ora di agire per salvare il Mediterraneo, un tesoro e una risorsa comune.

Greenpeace è consapevole delle difficoltà connesse alla creazione di un'ampia rete di riserve marine nel Mediterraneo, ma ritiene che esse siano un investimento necessario per evitare, come purtroppo è successo in altre aree, che si arrivi al punto di dover adottare provvedimenti ben più drastici a seguito del collasso delle risorse naturali. Anche per questa ragione, la proposta di Greenpeace vuol essere in primo luogo un invito a tutti i soggetti interessati a un confronto e a un dialogo, che crediamo sempre più necessario, sul futuro del Mediterraneo.


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