ImageDall 'archivio del Banzai Surf Club ... storico ma sempre attuale  amarcord di Maurizio Marchisio...
Situata a circa 57 Km da Roma ed a soli 2 Km a nord di S. Severa, Banzai e' sicuramente lo spot più famoso del Lazio ed uno dei migliori e più consistenti d'Italia. Grazie al fondale formato da grossi sassi che degradano gradualmente verso il largo, Banzai , oltre ad offrire un gradito riparo ad una folta colonia di ricci è in grado di produrre... segue nella sezione di dettaglio
 
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... eccellenti onde sia destre che sinistre a seconda della direzionedella mareggiata (W - SW onde destre / SE onde sinistre). Le onde generalmente frangono su due principali point break, uno esterno più grosso ed uno interno più ripido, spesso uniti da un'unica sezione che aumenta di intesità con l'approssimarsi alla riva. La forma quasi trapezoidale del fondale e la sua eccezionale regolarità consente di surfare Banzai con mareggiate da uno a dieci piedi con l'unica differenza che la sinistra è generalmente più ripida e lunga della destra. Quelle invidiabili caratteristiche hanno fatto sì che a Banzai sia ora uno degli spot più affollati della costa tirrenica, anche se per molti anni, quando il surf in Italia era praticato da pochi incompresi, è stato il tesoro nascosto di uno sparuto gruppetto di pionieri del surf. Nell'autunno del 1984, Giorgio Pietrangeli, Massimo Navarro e Valerio Castellano d'un tratto si devono essere ricordati di un vecchio proverbio cinese che dice che "la rana dello stagno non conosce l'immensità del mare".
 
Fino a quel momento il terzetto si era limitato a combattere tenacemente con la corrente e le onde della spiaggia di Santa Severa, senza minimamente immaginare quello che li aspettava a pochi Km di distanza. In realtà, Navarro, Pietrangeli e Castellano non avevano proprio l'indole da "rana" , ma erano spinti da un'irrefrenabile passione che li aveva portati, diversi mesi prima , ad affrontare un viaggio in macchina verso una destinazione sconosciuta , di cui avevano visto , per pochi secondi, qualche immagine in uno dei primi video di surf. Quella località aveva un nome un pò particolare che venne storpiato da alcuni casellanti in Baia Ritz, ma che però più esattamente si chiamava Biarritz. Il primo viaggio di surf e l'impatto con le onde oceaniche non spensero gli entusiasmi di Navarro, Pietrangeli e Castellano, i quali finalmente in possesso di vere tavole da surf e soprattutto di mute invernali più elastiche e leggere delle mute da sub e/o da windsurf, incominciarono a spostarsi sulla costa tirrenica in cerca del fondale e dell'onda perfetta. Per mesi i tre si accontentarono delle onde che frangevano sulla spiaggia si S. Severa, grazie anche al fatto che la sabbia spostata dalle recenti mareggiate invernali aveva formato alcuni points piuttosto divertenti. Poi, arrivò il giorno in cui, dopo una violenta sciroccata, il mare incomincià a respirare più profondamente del solito rimescolando completamente il fondale di Santa Severa. Era un caldo giorno di Ottobre e Valerio Castellano , forse il più inquieto dello storico terzetto , piuttosto che assistere passivamente al passaggio della mareggiata convinse gli altri ad infilarsi in macchina per setacciare nuovamente la costa alla ricerca di qualche posto migliore dove surfare. Il caso volle che, giunti al bivio con l'Aurelia, i tre decisero di sterzare a destra in direzione di Santa Marinella. Tuttavia, dopo appena poche centinaia di metri, pare che a causa di un impellente bisogno corporale che colpì inprovvisamente uno dei tre, le onde inprovvisamente passarono in secondo piano e lasciarono il posto alla più urgente ricerca di un anfratto ove potersi "lasciare andare". La Fiat 131 Station Wagon , grigio metallizzato, di Massimo Navarro si infilò così in un prato abbandonato a fianco di un piccolo albergo che si affacciava sull'aurelia e mentre il "bisognoso" si dimenava nel cercare qualcosa che potesse sostituire degnamente il classico rotolo di carta igienica , gli altri due , quasi di incanto, si accorsero che trovarsi in mezzo alla m#@d*$ a volte non è così male! Le late erbacce cresciute liberamente lungo il bordo della strada , nascondevano cio che Navarro, Pietrangeli e Castellano avevano per molti mesi vissuto solo nel loro immaginario: onde perfette che frangevano ritmicamente verso sinistra spingendosi fino all'interno della baia che si apriva di fronte a loro. Entrati in acqua i tre si accorsero (oltre che della presenza dei ricci) che quel fondale , simile ad una barriera corallina, aveva una conformazione quasi unica per la costa italiana: vi era una specia di lingua rocciosa che si restringeva obliquamente verso il largo per poi ripercorrere, a poche centinaia di metri dalla riva , l'esatto profilo della costa. Il tratto parallelo della barriera formata da centinaia di massi, fuoriusciva quasi completamente dalla superficie e formava al suo interno una piccola laguna che veniva sfruttata da alcuni pescatori locali per ormeggiare i loro gozzi. Le onde che impattavano sul fondale roccioso scorrevano così lungo la barriera riproducendone così fedelmente i contorni, fino a spegenersi dolcemente all'interno della piccola baia. La regolarità delle onde era semplicemente stupefacente. Per uscire bastava remare al centro della baia e puntare il largo per poi convergere, una volta fuori, verso il point breack seguendo un percorso ideale a forma di "L" rovesciata. Navarro, Pietrangeli e Castellano decisero così di battezzare quel posto con il nome di "Banzai", a ricordo del famoso spot Hawaiiano, di cui condivideva l'onda sinistra e la sua assoluta perfezione.

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Per anni Pietrangeli e Castellano e Navarro surfarono in compagnia di pochi amici: prima Vincenzo Ceglia e Maurizio Marchisio, poi Giorgio Mileti, Michele Ceribelli, Hugo Heinen, i fratelli Minafra, Luca Caponera, Antonio Cipolloni con Andy D'Anselmo, quindi Maurizio Gallo (detto "Ciccio") e Carlo Kurt Caesar (il primo a scattare delle fotografie dall'acqua ai surfisti di Banzai). Nei gioni di massimo affollamento a Banzai non vi erano più che 10-15 persone in acqua , le quali utilizzavano il prato abbandonato per parcheggiare le loro macchine e riposarsi tra una session e l'altra ed entravano sempre dalla piccola baia seguendo mentalmente il percorso ad "L" rovesciata.L'accesso dal prato dal prato incolto e il raggiungimento del point-break remando dall'esterno della baia di Banzai sinistro aveva fatto si che Banzai venisse surfata esclusivamente a sinistra , indipendentemente dalla direzione della mareggiata. Finalmente, dopo alcuni mesi dalla scoperta di Banzai , durante una grossa mareggiata primaverile proveniente da SW, Giorgio Pietrangeli e Maurizio Marchisio , nello spingersi più a largo alla ricerca di set più grossi, furono trascinati pian piano dalla corrente all'interno del picco centrale.
 
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Le onde che arrivavano costrinsero i due ad andare a destra e così , dopo un primo approccio limitato ad un bottom turn, i due si accorsero che la parete che si apriva verso destra era altrettanto aperta e lunga come la "sorella" di sinistra. Tuttavia, per lungo tempo ancora chi andava a surfare a Banzai continuava ad entrare in acqua dalla baia che si trovava dalla parte di Banzai sinistro, affontando una remata di venti , trenta minuti per giungere sul point-break di Banzai destro . Solamente nell'inverno del 1985, grazie ancora una volta al caso, venne scoperto il canale di accesso di Banzai destro. Fu Massimo Navarro a ritrovarcisi praticamente dentro, quando emerso vicino alla barriera rocciosa dopo un brutto wipe-out incominciò a remare verso l'esterno per evitare un grosso set che stava incominciando a frangere.Nel tentativo di trovare una via di fuga dalla schiuma che incessantemente lo investiva, Massimo Navarro entrò così nel canale normalmente utilizzato dai gozzi ormeggiati all'interno della laguna. Di li a poco si incomincio a sfruttare l'attuale strada di accesso e ad utilizzare il canale della laguna come uscita da banzai destro, anche se molti continuavano ad accedere dall'incolto pratone ed a farsi una breve corsetta di riscaldamento fino al canale. Tutto ciò duro fino al giorno in cui una mano ignota chiuse l'accesso al pratone coun una grossa gettata di terra e detriti e relegò l'entrata a Banzai unicamente dal vialetto (allora) sterratoche sbucava di fronte al canale di Banzai destro . Era il periodo era incominciato quello che sarebbe diventato, in pochi anni, un inesorabile quanto inimmaginabile flusso migratorio, capeggiato da Fabio Gini , Andrea Capogna da Fiumicino, e da Paolo Perrucci, Lorenzo Pellegrini da Ostia/Anzio. In pochi anni la popolazione surfistica è cresciuta a livello esponenziale (con immenso piacere della signora Ida e la sua famiglia che hanno potuto tramutare il chiosco di panini sulla spiaggia in un rinomato ristorante dal nome ...Banzai!), grazie anche ai primi servizi fotografici e a quel tam-tam tanto efficace del passaparola , solo ora soppiantato (ma non del tutto) dal sito web su Internet. Attualmente la possibilità di surfare Banzai con meno di 10 persone in acqua è praticamente uguale a quella di riuscire a trovare alla facoltà di legge una ragazza ancora vergine! A quei pochi fortunati che hanno scoperto e vissuto Banzai agli albori non rimane che un ricordo, forse uno dei più belli della loro vita: L'immagine di lunghe onde solitarie che frangono dando corpo alle urla di gioia di pochi cari amici. A tutti coloro che sono venuti dopo, che inforcano il vialetto di entrata tramutandosi in piloti di formula uno colti da crisi isterica e che entrano in acqua con la faccia di chi ha appena scoperto che la propria ragazza se la fà con il loro migliore amico (pensando di poterlo trovare in acqua) solo un appello: Amate e Rispettate quello che è rimasto di Banzai e ricordatevi che se è diventetato praticamente impossibile surfare Banzai con serenità, o se un giorno qualche burocrate senza scrupoli distruggerà per vile profitto personale, il fondale di Banzai, cancellando per sempre le sue meravigliose onde, beh tutto questo è solo colpa vostra !

Maurizio Marchisio

Banzai Surf Club Courtesy - Text & Photo
Fonte: http://www.banzaisurfclub.it

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