La storia di Ricochet
Qui si parla di animali e d’amore. Due termini che vanno d’accordo. La storia riguarda un cane. Ci entra la disabilità, la fedeltà, la passione, l’altruismo. Chi ha un cane capisce. Ma pure chi non l’ha. Perché questa non è solo una storia che sa commuovere. Da quando è nato, Ricochet, un golden retriever, è stato addestrato ad aiutare persone con disabilità a vivere una vita indipendente. A otto settimane era un cucciolo prodigio. “Aveva imparato come aprire le porte, accendere la luce e chiudere le cerniere dei vestiti”, dice Judy Fridono, la padrona. Stava imparando a essere un cane per assistenza. E lo faceva proprio bene.

I cani di assistenza o di supporto sono una bella realtà e ne abbiamo parlato anche su InVisibili raccontando la storia di Lulù, che ha ispirato alla sua padrona Alessandra il bellissimo libro “La sedia di Lulù”. A sedici settimane cominciò a essere addestrato anche all’esterno e non solo in casa. La sua energia e il suo amore per i grandi spazi verdi e anche l’acqua lo portavano a correre e muoversi. “Preferiva rincorrere gli uccelli”. Come biasimarlo, d’altronde. “Ma poteva essere un pericolo per una persona con disabilità”, continua Judy. “Piuttosto che fissarmi su ciò che non poteva fare, mi concentrai su ciò in cui eccelleva: il surf”. Era difficile trovasse il giusto equilibrio fra le sue passioni e l’addestramento. L’equilibrio lo trovò altrove.

La cosa più bella per lei era andare sulla tavola da surf e nell’acqua. Partì tutto nel 2009, il 20 agosto, quando un ragazzo tetraplegico di 15 anni, Patrick Ivison, che faceva surf, iniziò a praticarlo con lui:L’idea originale era di surfare uno vicino all’altro e alla fine delle onde, lui scendeva dalla sua tavola e saliva sulla mia, per fermarsi”. Poi hanno inziato a surfare insieme, sulla stessa tavola. “In quel momento ho capito cosa doveva fare”, spiega Judy. Fece parte della raccolta fondi di Patrick per coprire le spese di riabilitazione. Raggiunsero 10 mila dollari. Istintivamente sa usare il peso del suo corpo per bilanciarsi. Dopo Patrick sulla tavola con lei ci furono persone, ragazzi e ragazze amputate di gambe o braccia, paraplegiche, cerebrolese. Judy postò il video su youtube e furono moltissimi a voler provare.

Quasi due anni dopo, il 25 luglio 2011, Ricochet ha raggiunto 100 mila dollari di donazioni. In quei mesi partecipò a oltre 40 campagne di raccolta fondi, sublimando il binomio uomo/animale: disabilità, surf adattato, malattia e disagio, cancro infantile o al seno, autismo, i veterani di guerra con i loro cani, animali disabili, rifugi e tanto d’altro. Tutto questo attraverso in particolare internet, i social network, facebook (la sua pagina “Surf dog Ricochet, the SURFice dog!” ha oltre 136 mila “Mi piace”) e twitter, oltre a un video su youtube che è diventato virale, con più di 4 milioni e 225 mila visualizzazioni. E’ stato l’ambasciatore del “Pay It Forward Day”, una campagna internazionale dove si incoraggiano le persone a fare qualcosa di buono, non solo per una, ma per altre tre persone. Espn, la più grande e importante tv sportiva negli States e nel mondo, qualche settimane fa gli ha dedicato un lungo servizio.

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Ricochet è stata la prima cagnolina al mondo a fare surf con ragazzi e ragazze, uomini e donne con disabilità. Una cosa importante non solo per il divertimento, ma anche per fini terapeutici. E’ lei a controbilanciare e equilibrare la tavola impedendo a chi è sopra con lei di cadere. Non solo, era anche il desiderio di tanti bimbi. Per Ian McFaddel fu un regalo di compleanno. Un anno e mezzo dopo i suoi genitori, Todd e Stephanie,  morirono in un terribile incidente. Ian rimase cerebroleso e profondamente segnato. “Mi ha aiutato Ricochet”. Tornò in acqua con lei. “Ho visto la gioia sul suo volto”dice la zia. “Sì, sorridevo con lei sulla tavola. Ricordavo quando andavo con papà. Ero felice”.

Ricochet sa dare gioia. E poi sa toccare al cuore della gente (e, di riflesso – pur se non è sempre così automatico, al portafoglio). Sa farsi amare. Prima di tutto, però, è lui ad amare. Di quel grande, incondizionato amore che solo un animale sa dare.



by Claudio Arrigoni
Fonte: Corriere.it

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