MARINA DI SAN NICOLA_25 ANNI DI SURF
Siamo a meta’ degli anni 80, e’ estate e all’Associazione Velica di Marina di San Nicola, un piccolo consorzio del Lazio ubicato fra Ladispoli e Fregene, proprio quando sembrava una giornata estiva rovinata dal mal tempo e dal mare mosso, uno sparuto gruppo di ragazzi, allora adolescenti, quelli che per noi erano i piu’ grandi per intenderci, l’esempio da seguire, tirano fuori delle strane tavole, molto piu’ piccole di quelle da windsurf e con al posto della deriva centrale tre piccole pinnette in poppa.
Si guardano, legano alla caviglia le tavole con uno strano laccio a strappo e si gettano in acqua, remando fra le onde guadagnano il loro posto oltre la linea dove queste rompevano e li’ si siedono sulle loro tavole galleggiando in mezzo al mare, aspettando chissa’ cosa. Tutti noi bambini rimaniamo attoniti ed incuriositi dalle intenzioni di quei matti, Francesco Piazzi detto Checco, suo fratello Alessandro, Andrea Cianfrini e Michele Bartolucci erano li’ fermi fra le onde a ridere e scherzare.
 
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Ad un certo punto, lo ricordo come fosse ieri, Checco inizia a remare in direzione della riva fino a quando l’onda, che continuava a crescere dietro di lui, lo agguanta e inizia a spingerlo, neanche il  tempo di realizzare quello che stava succedendo e lo vediamo balzare in piedi sulla tavola lasciandosi trasportare da quella stessa onda che poco prima sembrava volerlo inghiottire.
Noi ragazzini che all’epoca avevamo circa 10 anni, non capivamo bene quale fosse la difficolta’ ed il reale scopo di quello che stavano facendo quei quattro, ne’ avevamo idea di cosa sarebbe significato per San Nicola quel momento ma una cosa la sapevamo, avevamo una voglia matta di provare anche noi, forse spinti da uno spirito di emulazione o forse perche’ scorgevamo negli occhi di Checco appena uscito dall’acqua uno strano bagliore di soddisfazione misto ad un senso di liberta’ .  Molto ci volle prima che i “grandi” si muovessero a compassione e cedendo alle nostre continue richieste ci regalassero l’opportunita’ di provare  quello sport che loro chiamavano solo surf.
 
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Immediatamente dentro di noi si smosse qualcosa, i nostri sensi si risvegliarono  e da li’ in poi  nulla fu piu’ come prima, il surf mi entro’ cosi’ tanto nell’anima che neanche un infortunio che mi ha costretto ad uno stop di dieci anni ha potuto tenermi lontano da questo fantastico sport, dal mio vero stile di vita.
Ricordo che mentre i grandi erano in acqua e attendevamo che ci cedessero le loro tavole,  noi provavamo ad imparare a riva con quelle da windsurf spogliate di vela e deriva, ogni giorno senza onde divento’ un travaglio in attesa della prossima mareggiata, passavamo le giornate a studiare il vento, la pressione atmosferica, il barometro e tutto cio’ che potesse regalarci la speranza di una giornata di mare mosso. 
 
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Finalmente i piu’ grandi cambiarono le loro tavole e le passarono  in consegna a noi e fu proprio in quel momento che inizio’ la nostra storia.
Passarono le giornate e la tribu’ cresceva, iniziavano ad apparire magliette in tema e costumi sgargianti, ricordo tutte le serate trascorse a far da spola fra l’Associazione velica e gli Scavi per controllare il mare e a guardare ogni tipo di film attinente al surf a casa dei fratelli Fazi, preludio di una mareggiata in arrivo, le sveglie alle cinque di mattina con giro in bicicletta delle varie case per assicurarsi che nessuno mancasse all’appello, l’ infilarsi la muta ancora col buio e la frenesia di gettarsi in mare per essere finalmente e veramente liberi.

Con noi ovviamente crescevano anche quei quattro pionieri e la loro abilita’, iniziarono a  viaggiare all’estero ed al loro ritorno assistevamo a nuove manovre ed evoluzioni sulle onde e, grazie al vecchio e caro passaggio dal “fratello piu’ grande al piu’ piccolo”, la nostra attrezzatura diventava sempre piu’ tecnica, ovviamente per quanto poteva esserlo all’epoca. Poi iniziammo a surfare anche d’inverno e col tempo sostituimmo i maglioni con le mute e poi l’agognato  grande passo in avanti, qualcuno di noi, come benedetto dalla provvidenza divina pote’ salire sulla macchina di Checco con destinazione BANZAI. Spine di riccio, tagli da scoglio, giornate passate a tirare indietro la tavola senza poter prendere
un’onda, calci nel sedere dai local, ma alla fine anche noi col tempo entrammo a far parte di quelli che “potevano”.
 
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Cosi’ finalmente Enrico, Simone, Niccolo’ , Guido, Fabio e Andreino col suo bodyboard, subito dopo Toma’, Michele, Luca, Elio e Lorenzo iniziarono a fare sul serio, un istinto irrefrenabile li spingeva a lasciare lavoro e scuola armati di tavola da surf sotto il braccio e  per raggiungere la spiaggia affrontavano l’Aurelia anche con il bus o la bicicletta quando era necessario e anche loro, appena piu’ grandi,  iniziarono a viaggiare alla scoperta delle onde oceaniche.
Dopo qualche anno, guadagnatomi le chiavi del rimessaggio dell’Associazione Velica ne trasformai un piccolo angolo adibendolo a sala riparazioni per le tavole, non mancava nulla, tessuto, resina, catalizzatore, tutto acquistato da Ciccio, l’unico della zona che vendeva questo tipo di materiale e non di meno anche un paio di cavalletti (in realta’ due vecchie sdraio dello stabilimento), iniziammo anche ad insegnare ai piu’ piccoli, proprio come Checco aveva fatto con noi e da li’ nacque un’altra nuova tribu’,  Robertino, Luciano, Luca, Giorgio, Fabrizio  e Matteo ereditarono la nostra vecchia attrezzatura e ne comprarono di nuova, anche loro poterono approfittare dei nostri passaggi in macchina per surfare sui vari spot del litorale di Santa Marinella e di Civitavecchia e cosi’ di giorno in giorno il Surf crebbe a dismisura a Marina di San Nicola.

Roberto, ancora piccolo passava l’estate all’Associazione velica ed il suo compito era ben preciso, in cambio del passaggio a Banzai, sveglia all’alba e fisso vicino al telefono dello stabilimento pronto a rispondere alle nostre chiamate per aggiornarci sulle condizioni meteo. Ancora sento l’odore del mare e del vento mentre correvo come un pazzo sulla Via Aurelia dopo aver ricevuto la tanto agognata notizia dell’arrivo dello swell.

Mai avrei immaginato che oggi, proprio a San Nicola avrei potuto vedere due scuole Surf ed un Surf Shop e che a Ladispoli ne sarebbero stati aperti altri tre.
 
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Tutto questo non e’ per dare un’ attribuzione di merito o stabilire chi abbia portato o meno il surf a San Nicola o abbia contribuito maggiormente alla sua crescita ma per dire grazie a Checco  che ci ha fatto conoscere questo fantastico sport, per ringraziare tutti i miei compagni di viaggio con i quali abbiamo diviso anche una Panda in cinque, stipati fra una tavola e l’altra, arrivando  fino al Circeo in cerca di onde e, per ringraziare chiunque che, anche oggi, mettendo un bambino su una tavola da surf, non lo fa’ con la leggerezza di chi sta solo guadagnando dei soldi ma e’ cosciente che sta regalando al suo allievo un nuovo  mondo e da quel momento la vita di quel bambino non sara’ piu’ la stessa.
GRAZIE!

(In esclusiva per Surftotal da Surf Rescue Team Italia)

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