Sulle coste britanniche
Una ricerca del Plymouth Marine Laboratory prova l'utilità di utilizzare i surfisti come "guardiani" del mare lungo le coste che frequentano



10-07-2015 - Le coste marine costituiscono una risorsa tanto dal punto di vista del paesaggio che da quello del patrimonio biologico ed economico. Sono ambienti ibridi, sospesi tra terra e acqua, ricchi di biodiversità e strategici per molte attività umane. Sono anche tra i più minacciati dall'antropizzazione e dalle conseguenze del cambiamento climatico in atto. Purtroppo, però, le linee costiere sono anche sterminate, lunghissime, spesso molto lontane dai centri amministrativi e di controllo.

Tanto sviluppate e distanti che è impossibile raccogliere dati e informazioni capillari senza spendere cifre colossali. Un'idea originale È proprio partendo da questa realtà che è stato realizzato lo studio "On the Potential of Surfers to Monitor Environmental Indicators in the Coastal Zone", che individua nei surfisti, che le frequentano per passione sportiva, i migliori custodi delle coste stesse.

Esperimento di misurazione Per valutare l'utilità di quegli sportivi temerari, i ricercatori del britannico Plymouth Marine Laboratory, hanno fornito ad alcuni surfisti del sud dell'Inghilterra un termometro e un GPS (Global Positioning System) da fissare e custodire per un intero anno sulle loro tavole. Durante 85 uscite in mare, i surfisti hanno raccolto dati sulla temperatura superficiale dell'acqua, tutti puntualmente corredati da precise coordinate geografiche. I dati così acquisiti sono stati confrontati con quelli di una stazione oceanografica nel Sud-Ovest del Regno Unito e con le osservazioni satellitari. Conclusioni scientifiche I ricercatori di Plymouth hanno così potuto stabilire che - effettivamente - i surfisti, opportunamente attrezzati, possono costituire dei veri e propri "guardiani" delle coste. Se tutti gli appassionati di tavola che frequentano le onde inglesi fossero dotati di un termometro e di un GPS, si potrebbero raccogliere, ogni anno, 40 milioni di misure su alcuni importantissimi indicatori ambientali.

link:

http://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0127706



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