ImageA trip by the Maccaroni Project
Mi trovo sul volo di ritorno che da Atlanta, Georgia, ci porterà a Milano dopo due notti spese in aeroporto, un volo dirottato per maltempo e tanti pasti scadenti e confusi dai cambi di fuso orario. Se mi chiedete da dove sto tornando, non posso che rispondervi che sto tornando da un sogno in cui sono stato scaraventato quindici giorni fa e da cui sono stato travolto per gli stessi quindici giorni, senza il tempo di respirare, senza il tempo di riflettere, con pochissimi istanti dedicati alle decisioni, trascinato da un vortice che si chiama California e scivola sulle onde del Pacifico.

Da un surf trip come è stato il nostro si torna con mille idee in testa, due vagoni merci pieni di ricordi che si accavallano ed un sonno accumulato nelle notti piene di birra e nelle sveglie alle 7 per tuffarsi nell acqua del Pacifico che manco un ghiro d autunno. Per queste ed altre ragioni cercherò di organizzare questa specie di resoconto in maniera più schematica possibile, conscio del fatto che tanto le cose si mischieranno lo stesso.

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Alex e Jonji fanno quattro parole nel Pacifico.

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Gullash a Blackies. Il messicano è lì per errore.

PEOPLE
Non c è niente da fare, la gente che abbiamo incontrato in California è completamente diversa da qualsiasi ligure, siciliano, laziale o romagnolo in cui ci si possa imbattere sui litorali della nostra penisola. In California sorridono tutti. Se passeggiando sul pontile di Newport Beach, incroci lo sguardo con un/una passante, questo/a ti sorride e se tu non gli sorridi di rimando ti senti un italiano cretino qualsiasi. Se gli chiedi come sta, c è da fare un po di chiacchiere.

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Alex Knost, del team RVCA e Gato Heròi, durante le riprese del nuovo video di Thomas Campbell.

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Dano, shaper e desiner delle sue stesse tavole.

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Serge incrocia su un'onda di Huntington.

Ti rispondono tutti. La ragazza che ci ha ospitato i primi giorni, Chelsey, ci aveva stupito per la sua ospitalità (il padre, Rob, ci ha addirittura prestato uno Chevy otto posti, così, sulla fiducia). L avevo conosciuta su internet, chiedendole di venirci a prendere in aeroporto. Jonji mi ha preso per il culo tutto il viaggio: Ric, guarda che secondo me è un travestito, forse è meglio che prendiamo un taxi . Invece, si è rivelata una ragazza dall ospitalità immensa, che ci ha aperto le porte di casa sua, ad Huntigton Beach, come se ci conoscesse da dieci anni.

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La scritta sul cartello "police impound" significa sostanzialmente che ci avevano sequestrato il mezzo. Ce lo siamo ripresi, però. Certo, dopo avergli lasciato 178 bucks.


Lo stesso vale per tutti gli altri: da Robin Kegel che si è sbattuto per trovarci delle tavole in prestito per i primi giorni e ci ha portato mille volte al Mickey Avalon Bar fra i suoi amici (alla terza sera che i buttafuori vedevano the italian friends, non ci chiedevano neppure più i documenti), a Jeff Budro di Sector Nine che ci ha ospitato un paio di giorni a casa sua a San Diego e ci ha portato a visitare la factory, regalandoci qualche longboard, a Brad di RVCA che ci ha invitato ad un party privato pieno di gente nata fra le tavole da skate e da surf come se fossimo suoi amici da tempo.

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Chris Vail, del team DanO, si è rivelato uno dei più grandi baccaglioni di sempre. Non si è mai fatto scappare una tipa!

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Robin Kegel, shaper delle Gato Heròi, in cut-back.


La gente ha altri ritmi di vita: per strada sono in pochi quelli che hanno fretta (anche perché non fermarsi ad uno stop è un crime non una violation , e si rischia la galera) e se passi con uno skate si fermano tutti e ti danno la precedenza. Da noi si può camminare con una bottiglia di rum aperta in mano, ma se un vigile ti becca in skate son cazzi. Là, nessuno suona il clacson.
Una sera, Serge ed io stavamo girando per i marciapiedi di Newport con i nostri Sector9: incrocio uno che sta telefonando, guarda per terra e non mi vede. Mi fermo e scendo dallo skate, questo allontana il cellulare dall orecchio, mi guarda e fa: I m sorry . Un altro pianeta.

SURFSHOPS
C è decisamente l imbarazzo della scelta. Anche se nella stagione estiva non è del tutto facile trovare la tavola che si stava cercando. Il migliore in senso assoluto per i longboarders è Thalia surf, a Laguna Beach. Da non confondersi con Thalia Street, sullo stesso isolato. Thalia Street fa ridere. Thalia Surf è piccolo e ricercatissimo nella selezione dei prodotti: tavole Gato Heròi e DanO, t-shirt disegnate da Thomas Campbell, bei libri, bei CD (ho trovato il primo album dei Dead Meadow!), mute Nine Plus. Decisamente il meglio.

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Due ragazze, alliveve di una delle tante scuole di surf presenti in California. Qui siamo ad Huntington Beach. A frequantare quella scuola ci saranno stati cinquanta allievi. La maggiorparte dei miei colleghi, alle superiori, si era iscritta al torneo di calcetto.

Degno di nota anche E.T. Surfboards, ad Hermosa Beach. Tanta selezione longboard (si trova anche qualche bella Bing e tante Joel Tudor) e tanta scelta anche nell abbigliamento.
Poi ci sono i quattro Jacks e HSS (Huntington Surf and Sport). Ne parlo assieme perché di fronte al molo di Huntington, all incrocio tra Main St. e la Pacific Coast Highway, ci sono questi due enormi Decathlon del surf, che si fanno una guerra allucinante: se da una parte c è Kelly Slater che firma autografi, puoi stare certo che dall altra ci trovi Andy Irons. Hanno tutto l abbigliamento (proprio tutte le marche), alcune belle tavole (tra le tante), ma l ambiente risulta fin troppo saturo: se non sai esattamente cosa vuoi quando entri, è difficile trovare un idea quando ti trovi di fronte ad una quantità di roba incredibile.

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Jonji, Gullash, Jeff, Ric e Serge appesi allo Short Bus di Sector Nine con il quale è stato girato il video "short Bus Chronicles"

Per l abbigliamento forse il migliore è Surf Side in Costamesa. C è tanta scelta, ma è molto ordinato, niente ammassi di roba.
C è poi la show room di Tyler, a El Segundo. Sembra di entrare in un concessionario di auto di lusso: tavole splendide da quasi 2000 dollari l una, che ti fanno passare per la testa l idea di non uscire di casa per i prossimi sei mesi, ma di investire un po di verdoni nell acquisto di uno di quei gioielli. C era una Riddler arancione e nera che faceva godere. Senza parlare della Singlefin Yellow appesa al soffitto (qualcuno non sa di cosa sto parlando?). La show room è monomarca: tavole Tyler, t-shirt Tyler, hoodies Tyler, cappellini Tyler, tre skateboard Sector Nine appoggiati al muro. Sì, perché i Sector Nine, in California ce li ha ogni singolo negozio. Jacks ne avrà duecento. Tyler, dove c è solo roba Tyler, un Pintail, un Ganesh e un Bamboo non se li fa mancare. 

SURFRIDERS
Non si può negare che la conoscenza fatta da noi, quattro piccoli italiani del Maccaroni Project, di alcuni dei migliori longboarder del mondo sia tutto merito della nostra amica Chelsey: do you wanna meet Robin Kegel? I know him . Non ci volevamo credere, ma lei prende il telefono e venti minuti dopo stavamo bussando alla porta della Gato Heròi. Ci ha aperto Robin, che fin da subito si è rivelato un amico. Non sapevamo ancora come avremmo fatto a surfare: oh& No problem& - ci fa lui - I can borrow you a couple of surfboards . E così al secondo giorno eravamo a Santa Ana  River Jetties, fra Huntington e Newport, a surfare con due tavole usate da Robin, Chris Vail, Alex Knost, CJ Nelson. Voi ci credete? Io personalmente stento ancora a farlo. Le nostre prime onde californiane le abbiamo prese con due Gato Heròi stupende, una Death Dagger e una Hepcat: veloci quando si rema, stabili nel noseriding, ma comunque molto manovrabili (anche da me che sono il principe delle schiappe). Ammagliati da queste opere di shaping, il giorno stesso abbiamo chiesto a Robin tre tavole: Serge si è beccato una Crème dal valore aggiunto perché ora non le fanno più, Jonji una Al Knost New Pleasure e io, che ho il noseriding corto ma l occhio lungo, mi sono aggiudicato una Utensil verde, meravigliosa.

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Il Maccaroni Project al HQ di RVCA, in compagnia del solito Robin K. che ci ha accompagnati dappertutto. Thanks!


Grazie a Robin, poi, abbiamo conosciuto i più forti: Alex Knost, Jared Mell, Chris Vail, Spud Boy. Abbiamo surfato qualche volta con loro a Blackies ed è stata l esperienza più incredibile. Loro, in acqua, ci sono nati e sono come bambini che si divertono e ridono tutto il tempo. Era fantastico vedere Jared, Robin o Alex che facevano noseriding e cutback e poi ti remavano incontro sorridendo e dicendo: oh it s fun! It s so fun!! . Il divertimento è l anima del surf. E poi toccava a noi e i migliori al mondo ci lasciavano le onde.
Un giorno, in acqua, c era anche Thomas Campbell a fare le riprese per il suo nuovo video. Io ero in spiaggia a scattare qualche fotografia, incredulo del livello di surfing che mi trovavo di fronte. Ad un certo punto mi vedo Campbell che mi si presenta davanti, asciutto e vestito come un ragazzino: hi, how is going? e iniziamo a fare quattro chiacchiere. Io, forse, ero un po impacciato. Mi chiede di guardare qualcuna delle foto che ho scattato, io gli racconto che, cazzarola, ho rotto il cavalletto e mi vengono i crampi alle braccia a tenere per delle ore lo zoom 80/400 in mano. E lui cosa fa? Si propone di prestarmi un cavalletto di legno che tanto lui non avrebbe usato quel giorno.
Ora, la conclusione è questa: se dopo aver visto Alex Knost cedere un onda a Gullash, dopo aver visto Robin Kegel spiegare a Jonji come migliorare il suo take-off, dopo aver visto Jared Mell scherzare con Serge aspettando le onde e dopo che Thomas Campbell si è offerto di prestarmi un cavalletto per la mia Canon, se dopo tutto questo, dicevo, la prossima volta che entrerò ad Andora o a Varazze qualche stronzetto, in atteggiamento da local-superfigo-sponsorizzato dai Bagni San Girolamo si permetterà di non rispondere al mio ciao io vi assicuro, qui lo dico e lo confermo, che lo prenderò a schiaffoni sulla nuca. Perché, qui in Italia, si vede che non abbiamo proprio capito un cazzo del surfing, non abbiamo capito che non vuol dire essere più arroganti degli altri, non vuol dire nemmeno essere più bravi degli altri. Significa saper condividere qualcosa che è real fun . Vero divertimento.
 
SPOTS
Quindici giorni sono pochi. Ma bastano per capire due cose fondamentali: d estate le onde sono piccole, anche se ci sono tutti i giorni; bisogna andare per forza al mattino, perché al pomeriggio arriva il vento ad incasinare tutto.
Lo spot principale è del Maccaroni Project per questi quindici giorni è stato Blackies, a nord del molo di Newport. Qui surfavano i nostri amici, e qui andavamo anche noi. Un giorno su tutti è stato super: barre abbastanza regolari, con qualche set eccezionale.
Poco più a nord c è il 36th, che si trovava giusto di fronte a casa nostra: le onde qui sono più basse  e meno frequenti rispetto a Blackies. Hanno anche meno spinta. Ma ciò non toglie che possano regalare buoni momenti di surfing.
River, tra Newport e Huntington, non è affatto male: le barre arrivano potenti, spingono tanto e sono anche abbastanza lunghe. Lo spot è assolutamente da frequentare al mattino. Al pomeriggio è davvero ventato.
I migliori due spot per longboard si trovano, però, verso San Diego: Moonlight Beach, ad Encinitas, dove ci ha portato Jeff Budro, team manager di Sector Nine, e San Onofre, qualche miglio a sud del San Mateo Point, dove ci ha portato Robin, un giorno in cui Newport lavorava davvero poco.

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Alex, noseriding at Blakies sulla sua Al Knost New Pleasure


Moonlight è fantastico in estate: onde lunghissime, morbide e potenti. A vederle così non sembra, ma danno una spinta eccezionale e sono molto regolari anche la sera (infatti non mi è nemmeno passato per la testa di stare fuori a fare foto!). San Onofre merita a pieno la sua fama di patria del longboarding: anche se lavora poco, l onda è divertente. Il meglio lo dà d autunno, ma anche a luglio rimane uno dei migliori spot da longboard della California.
Di altre peripezie, come quando ci hanno sequestrato la macchina o come quando siamo andati nel retro dell Evocal a suonare con tre musicisti pazzi (e noi non sappiamo affatto suonare), non parlerò, poiché ci tengo ancora alla stima della mia ragazza e non vorrei che mia madre si rendesse conto di aver dato alla luce un grandissimo cazzone.

By Ric

Credits & Links
http://www.sector9.com/
http://www.gatoheroi.com/
http://www.rvcaclothing.com/
http://www.maccaronipro.it/

Ric Meynardi  The Maccaroni Project


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