Surf House
09-07-2009 - A Nord del Brasile, la casa di uno spirito libero che vive per cavalcare le onde. Qualche anno fa, mentre usciva dall’acqua dopo un mercoledì da leoni, ha deciso di volere un punto fermo qui. Trasparente, leggero, in sintonia con il paesaggio. E a un passo dal blu dell’Atlantico...

Un semplice ma sofisticato parallelepipedo di assoluta trasparenza. Puro cristallo e legno a sostituire le pareti tradizionali. Ogni idea progettuale e costruttiva è pensata per esaltare la simbiosi con la natura del parco statale della Serra do Mar, che dall’interno del comune di Ubatuba degrada verso spiagge incantevoli come la Brava da Fortaleza, attorniata dalla Mata Atlântica.
 
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La costruzione si regge su leggeri piloni che penetrano fin dentro il terreno per fungere da fondazioni. Una passerella a listoni di legno mette in comunicazione l’arenile con l’abitazione, che guarda il sud dai suoi 40 metri sul livello del mare. Sulle nostre teste il bambù fa ombra e prepara alla casa: un cubo composto da leggeri pannelli che scorrendo permettono la creazione di ambienti separati, formando due suite e rivelando il blocco con caminetto e servizi.
 
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Marcelo Pallotta è autenticamente soddisfatto, e grato all’architetto Guillerme Azambuya per la realizzazione del progetto. In questo angolo di paradiso può coltivare la sua passione di sempre, quella che definisce una sorta di religione: il surf. Le spiagge vicine sono quanto di meglio un cultore della tavola può chiedere al Brasile, onde lunghe su cui cavalcare. Marcelo ce ne fa vivere la suggestione spiegando che per scivolare sulle onde bisogna stare morbidi, continuando a modificare l’equilibrio per non perdere la cresta, la schiuma e cadere. Sangue freddo ed equilibrio sono difficili da raggiungere, ma al tempo stesso difficili da perdere.
 
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In questa casa Marcelo passa lunghi periodi in solitudine, anche nei mesi in cui le spiagge sono praticamente deserte, cercando quell’innocente comunione con la natura che il luogo non tradisce. Di sera è impagabile il piacere procurato da un invisibile ma evoluto sistema di aerazione che permette l’ingresso dell’aria fresca del bosco dalla lastra del solaio, mentre l’aria calda è espulsa dal vuoto formato dalle coperture. Nessun metodo meccanico, quindi, e il raro piacere dei profumi della foresta che invadono l’ambiente turbinando. Con essi, il canto degli uccelli e tutti i suoni della Mata.
 
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Come quella che è stata considerata dall’American Institute of Architects “la migliore opera architettonica americana di tutti i tempi”, e ci riferiamo alla casa sulla cascata di Frank Lloyd Wright, casa Pallotta afferma con rispetto l’armonia tra l’ambiente costruito e l’ambiente naturale. Soprattutto, non ce la si potrebbe immaginare altrove se non qui.
 
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Sulla veranda che abbraccia due dei quattro lati della casa passeggia Rui, l’unico ospite con diritto di cittadinanza in quest’eremo votato alla foresta, al sole e al mare. Rui è un Golden Retriever di quattro anni, pacifico e gentile come il suo proprietario che appassionato racconta delle sue tavole, ciascuna adatta a un certo mare, a una certa onda, tutte costruite dai migliori artigiani. Qualche anno fa, mentre usciva dall’acqua dopo uno dei suoi mercoledì da leoni, Marcelo si è soffermato ad ammirare la foresta provando l’intenso desiderio di poter possedere un rifugio qui. Un posto che fosse in sintonia con le emozioni che da sempre prova contemplando questo paesaggio.
 
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Nel 2003, dopo circa un paio d’anni di lavori, il suo desiderio si è concretizzato. Siamo qui. In un punto fermo di trasparente bellezza immerso nel verde, alla luce del sole brasiliano.

Fonte: http://www.corriere.it/

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