ImageAlto, biondo, riservato. Questo l'immaginario del surfista. Ne parliamo con Ettore, laureato in Economia con la passione per le onde 

9-08-2008  by Marianna Norese

Ettore è un ragazzo genovese con la passione per il surf. Gli abbiamo chiesto di raccontarci qualcosa del mondo dei surfisti,

a cominciare proprio dalla sua iniziazione con la tavola: «Da piccolo giocavo a calcio, poi a 14 anni mi sono infortunato al ginocchio e mi hanno detto che non potevo più giocare. A 15 anni ho seguito degli amici che facevano surf, mi piaceva l idea e ho provato».
Cosa mi dici di film come Point Break, Un mercoledì da leoni, etc? Voi surfisti li snobbate oppure no? «Sicuramente li abbiamo visti tutti, anche più volte, solo che non sono i nostri idoli. Noi vediamo più che altro i video dei professionisti, i documentari sulle persone più forti del mondo».
Sembrate una comunità piuttosto chiusa. «È vero che i surfisti possono creare gruppi un po chiusi. Lo fanno per non avere troppa gente e non fare pubblicità alle spiagge dove vanno a surfare. C è questo fenomeno che si chiama localismo, nel senso che i residenti di un luogo da surf cercano di preservarlo da chi viene da fuori, quindi magari a volte possono essere un po diffidenti nei confronti dei turisti».
È numerosa la comunità dei surfisti genovesi? «Sì, anche se poi ci conosciamo un po tutti in tutti i posti. Per darti un idea a Varazze i local saranno una ventina e noi autorizzati da fuori siamo altrettanti. Invece sono moltissimi quelli che stanno cominciando adesso a surfare». È un fenomeno in aumento? «Sì, anche se in Italia ancora non c è nessuno che abbia un livello tale da diventare professionista».

ImageC è uno standard di età? «No, è piuttosto eterogeneo. Ci sono tanti ragazzini, anche molto bravi, di 10-11 anni, ma anche quarantenni che ancora surfano».
Ragazze che fanno surf ce ne sono? «Nel mondo sì, ma in Italia non molte. Esiste un campionato femminile italiano ma sono ancora poche». 
Proseguo ancora sulla scia dell immaginario del surfista che deve essere (a parte alto e biondo) vestito in un certo modo, magari con determinate marche addosso, ma Ettore mi smonta subito. Non si riconosce in questo stereotipo e mi risponde laconico «Può anche essere, però non è obbligatorio».
Ma dove si va a surfare a Genova? Mi risponde senza indugio: «Varazze. Ma non è un po posto dove andare, sempre per il discorso dei local che non gradiscono la presenza di intrusi a cavalcare le loro onde. Diciamo che è un posto per gente che fa surf da un po . Per chi ha appena cominciato invece si può andare a Bogliasco, Levanto e Chiavari. Fuori dalla Liguria il posto migliore è la Sardegna che, essendo molto esposta, ha molte perturbazioni da tutte le parti».
Come si impara a surfare? «Noi abbiamo imparato da soli». Non ci sono maestri di surf? «Ci sono persone che lo fanno da molto tempo che ti possono un po' seguire. C'è anche una scuola a Chiavari che si chiama Beach Breakma poi impari veramente solo facendolo».

ImageAncora parlando per luoghi comuni, alla domanda se ci sia una filosofia dietro al surf o sia considerato invece solo uno sport, Ettore confessa che il surf è la sua passione e che probabilmente lo sarà per tutta al vita, ma che prende la cosa tranquillamente (è arrivato 27° nella top 44 italiana e da due anni ha smesso di gareggiare). Nel suo futuro di laureato in Economia c è un lavoro normale, che ovviamente viaggerà in parallelo con il surf. A proposito di viaggi, quelli di Ettore, come dei suoi compagni d onda, manco a dirlo sono tutti in funzione del surf: Messico, Bali, Brasile, California, Francia, Spagna, Mauritius. E in Australia? «È un po il sogno di tutti. Lì è lo sport nazionale». Ma, ancora una volta, l immaginario Australia=surfisti poco importa a Ettore. La ragione è un altra, ben più concreta: «nel Pacifico ci sono le onde più belle». Sempre per combinare vita vera con l amore per la tavola (da surf, è chiaro) a settembre Ettore parte per la California con destinazione un corso di inglese specializzato in linguaggio economico e le onde del Pacifico. Non c è dubbio, è vero amore. 

Fonte: http://www.mentelocale.it/


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