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Photo Jelle Mul - Design Nataša Lops

Editor's Letter.
By Marta Manzoni

16-06-2019 

LET'S CATCH OUR FREEDOM.

«Certo che conciata così potresti anche andare in periferia e non ti stuprerebbe nessuno», mi dice il mio capo vedendomi con le stampelle e il ginocchio fasciato, a seguito dell’intervento al crociato. «Sei sicura di essere in grado di farti rispettare sul set anche se sei bionda?», mi chiedono due uomini durante un colloquio. «Ormai in montagna contano di più le fighette da social come te che i veri alpinisti», mi dice una Guida Alpina.

Dietro una grande donna raramente c’è un grande uomo. Dietro ogni donna spesso ci sono offese e violenze, di diverso genere. Ci sono donne che sono state eliminate dalla Storia, come è accaduto per l’Alpinismo: è raro trovare menzioni di nomi femminili nei libri, eppure le donne sono sempre andate in montagna.

Lucy Walker, 22 agosto 1871: prima donna a salire sul Cervino lungo la cresta dell'Hörnli.  Margaret Jackson, gennaio 1888: prima ascensione del Lauteraarhorn in invernale. Isabella Charlet-Straton, gennaio 1876: prima ascensione del Monte Bianco in invernale. Meta Brevoort: prima persona al mondo a scalare il Meije e prima alpinista a indossare i pantaloni.

«Le donne hanno sempre dovuto lottare doppiamente e portare due pesi, quello privato e quello sociale», diceva Rita Levi Montalcini. Anna Torretta, è l’unica Guida Alpina donna di Courmayeur. Da dieci anni prova a diventare istruttrice, senza riuscirci. «Sei sotto pressione perché sei l’unica donna e vieni sempre controllata a vista d’occhio, non puoi sbagliare. Devi dimostrare di riuscire meglio degli uomini, devi saper fare qualcosa in più di loro. Non sarai mai giudicata al loro stesso livello». La parità di genere sembrerebbe una vetta irraggiungibile, ma non è così. Si può conquistarla. Da dove partire per organizzare questa spedizione estrema? La formazione e l’educazione svolgono un ruolo importante. Un altro passo fondamentale è rivedere la legge che in Italia regola i contratti delle atlete: le donne che praticano sport a tempo pieno – sì, anche Federica Pellegrini! – sono tutte ufficialmente delle dilettanti. La legge italiana non prevede donne atlete con contratto da professioniste, per questa ragione molte entrano in un corpo militare. «Il limite è nella nostra mente. Se crediamo in noi stesse possiamo spaccare il mondo, anche perché siamo in grado di soffrire più degli uomini», ci ha detto Tamara Lunger, che abbiamo intervistato in esclusiva per questo speciale di The Pill dedicato alle donne. Noi amiamo scalare perché possiamo concentrarci solo sulla prossima mossa, dimenticandoci di tutti i problemi. Desideriamo la natura perché non ci giudica, non pretende, ci vuole per come siamo e non le dobbiamo dimostrare nulla. Prendiamoci la nostra libertà, senza paura. Le avventure outdoor ci danno più forza per affrontare attacchi, idee sbagliate e stigmatizzazione, ogni giorno. Cadere ci aiuta a imparare ad alzarci in fretta, sempre a testa alta, nonostante tutto. Siamo determinate e tenaci, possiamo superarci e arrivare ancora più lontano: il limite è solo nella nostra mente.

Questo numero di The Pill è dedicato a noi.

Alè dure!

https://www.thepillmagazine.com/contents/


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