ImageCosa potrebbe succedere se un asteroide cadesse nel Mediterraneo?

Rispetto ad una caduta nell'Atlantico nel Mediterraneo, grazie alla conformazione della piattaforma continentale in grado di contenere il moto ondoso, l Europa sarebbe colpita in minore misura, ma con risultati ugualmente devastanti...

E non è fantascienza ipotizzare un tale rinvenimento, dal momento che sul nostro pianeta è già stata scoperta più di una traccia di giganteschi tsunami avvenuti nel passato, basti per tutti citare il ritrovamento (lo studio, del 1993, è dei ricercatori C. Johnson e D. King) di depositi corallini non consolidati ad una quota di 326 metri sul livello del mare nell isola di Lanai nell arcipelago hawaiano.

Non per campanilismo, ma spinto esclusivamente dalla curiosità e dal desiderio di fare qualche conto tutto sommato attendibile, ho provato ipotizzare un impatto nel Mediterraneo.

Ho semplificato notevolmente il problema ipotizzando due diverse località d impatto: la prima nel Bacino Algerino-Provenzale (tra la Sardegna e le Isole Baleari) nel punto di massima profondità (2800 metri) e la seconda nel Bacino Ionico (tra la Sicilia e Creta) in una zona in cui la profondità del mare raggiunge i 4300 metri (vedi disegno).

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L'ipotesi è che il responsabile dell impatto, sia un asteroide di tipo roccioso (diametro di 400 metri), dotato di una velocità di 20 km/sec e, pertanto, di un carico energetico dell ordine di 5 Gton.

La situazione descritta si può configurare (usando la terminologia corrente) come un impatto in acque basse, dal momento che le dimensioni verticali della cavità transiente (nel caso di un asteroide con dimensioni di 400 metri è ipotizzabile un valore di 4800 metri) superano la profondità del mare, e questo anche nel caso del Bacino Ionico.
I dati numerici ottenibili dall applicazione delle formule sono riportati nelle tabelle seguenti, in merito alle quali è opportuno introdurre alcune note esplicative:

Il valore dell altezza dell onda oceanica è riferito al livello medio iniziale della superficie marina; trattandosi di un moto ondoso, a questa "salita" seguirà, naturalmente, anche un avvallamento all incirca di pari altezza.
Il runup è stato calcolato semplicemente valutandolo 10 volte l onda oceanica, dunque affidandosi a valori medi e senza considerare l andamento batimetrico dei fondali.
La distanza alla quale può spingersi nell entroterra l acqua dello tsunami è stata calcolata ipotizzando una morfologia superficiale intermedia (né troppo liscia né troppo rugosa), con un Numero di Manning n = 0.03 e senza tenere conto dell andamento orografico delle regioni costiere considerate.

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Al di là delle considerazioni sulla completa attendibilità dei risultati numerici proposti (ci sono infatti troppi parametri ignorati o assunti con valori medi), resta il fatto che se si verificasse un impatto nel Bacino del Mediterraneo le regioni costiere dei Paesi che si affacciano su di esso verrebbero spazzate via dalla violenza delle acque, situazione resa ancor più drammatica dal fatto che gran parte degli insediamenti umani sono collocati proprio nelle immediate vicinanze delle regioni costiere.
Ci mette un po il cuore in pace il fatto che, accettando per buona la frequenza di 100.000 anni per la caduta di un oggetto del diametro di 400 metri, il calcolo statistico della frequenza di un impatto come quelli da me ipotizzati (ottenuto semplicemente rapportando la superficie occupata dal Bacino del Mediterraneo alla superficie totale della Terra) porta l intervallo tra due eventi a più di 20 milioni di anni...
 

Certamente più frequente (valutato dell ordine di un evento ogni qualche centinaio di anni su tutta la superficie terrestre) è considerato l impatto di un oggetto di dimensioni paragonabili a quelle ipotizzate per il responsabile dell evento Tunguska del 1908, un corpo caratterizzato, cioè, da un diametro di una cinquantina di metri.
Se per tale oggetto scegliamo, anziché una composizione di tipo condritico come quella proposta da alcuni per l impattore siberiano, una tipologia roccioso-metallica con densità di 3.5 g/cm3 ed una velocità di impatto ancora di 20 km/sec, otteniamo un contenuto energetico di 10.9 Mton.
Ripetendo i calcoli, sempre considerando una caduta nel Bacino del Mediterraneo, per valutare i fenomeni marini indotti da questa tipologia di impattori, si ottengono i seguenti risultati:

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Le località, come si può vedere, sono le stesse presentate nelle tabelle precedenti, e identiche sono pure le annotazioni generiche colà riportate in merito al calcolo del runup e della distanza di penetrazione nell entroterra.
Per quanto riguarda il calcolo dell onda oceanica, invece, è necessario precisare che, trattandosi di un evento configurabile come impatto in acque profonde, è stata utilizzata la formula appropriata e non più quella per bassi fondali impiegata in precedenza.

Anche semplicemente da una analisi sommaria dei risultati ottenuti si può notare l entità già sufficientemente elevata dei fenomeni innescati da un avvenimento che, tutto sommato, può essere considerato "frequente" anche su scale temporali umane.


FONTE by Elidoro http://www.geocities.com


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