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Giovane, biondo, surfista, attento cultore di musica e tradizioni degli aborigeni, Xavier Rudd è una delle rivelazioni del cantautorato internazionale....

Rudd, oltre che compositore raffinato, è one man band sbalorditivo: suona contemporaneamente chitarre (acustiche, elettriche e slide), didgeridoo (sistemati su vari trespoli) e/o armonica, percussioni varie azionate con i piedi. In più, canta benissimo. La sua voce, dolce o ruvida, delicata o potente a seconda dei casi, è sempre altamente espressiva e assume, di volta in volta, i toni e i timbri dei suoi principali riferimenti artistici: Ben Harper (spesso), Damien Rice (ogni tanto) e Paul Simon (nei pezzi più melodici). "Quando ero ragazzino, mio padre mi ha portato a un concerto di Simon: è stato una rivelazione. In quel momento ho pensato che anch'io volevo fare musica".

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Detto, fatto: Xavier imbraccia la chitarra e alterna la passione per le sette note a quella per le onde. Il surf, infatti, non è solo uno sport: è una vera e propria filosofia di vita e Rudd, nato a Torquay, poche miglia da Bells Beach, il paradiso dei surfer immortalato nella scena finale di Point Break, non poteva sfuggire a questo destino. Che, sommato al rispetto per la cultura aborigena, allo studio dei suoi suoni e dei suoi ritmi e a una naturale propensione per l'esoterismo, dà origine all'eccentrico ma interessantissimo mix artistico di Rudd che, proprio in questo album, dimostra di essere decisamente ragguardevole.

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Ne sono testimonianza il brano d'apertura Let Me Be (amatissimo cavallo di battaglia, già apparso in un paio di suoi dischi precedenti) in cui Xavier cattura l'attenzione con un semplice groove di chitarra e armonica sul quale si innesta una melodia orecchiabile e la straordinaria Messages (anch'essa già edita), in cui è palpabilissima l'influenza del Paul Simon di Rhythm Of The Saints. Non è finita: il ragazzo di Torquay incanta con la suggestiva Energy Song e l'intrigante Food In The Belly, entrambe eseguite con la slide e "aiutate" dal ritmo del foot stomp in cui sono forti gli echi harperiani, diverte con il reggae/roots di The Mother, rapisce con il misticismo del suo didgeridoo (Manà) e ci fa "attraversare le porte della percezione" con la stupefacente Pockets Of Peace, la cui suadente melodia si adagia su ipnotici suoni aborigeni e intriganti atmosfere indiane.

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Piacciono anche la coinvolgente Generation Fade, canzone con un coro di ragazzini canadesi che identifica nell'innocenza e nell'ottimismo i più significativi semi di cambiamento, e la conclusiva September 24, 1999, ballata intimista per pianoforte e voce dal carattere autobiografico.

Al sesto album (il primo, Live In Canada, è del 2001), Xavier sembra dunque aver raggiunto piena maturità artistica e una precisa consapevolezza del suo ruolo. "Questo disco" racconta "è stato una festa, un momento di gratificazione e di divertimento. Abbiamo inciso a Vancouver, in una casa privata convertita in studio di registrazione. In quel periodo ho vissuto in una capanna di legno, in mezzo alla natura selvaggia di Bowen Island. Era il mio rifugio, la mia fuga dalle session in studio. È servito per rinfrescarmi la mente, trovare spunti creativi, mantenere il contatto con la realtà".

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Interamente registrato in presa diretta, senza computer, con il vecchio sistema analogico, l'album propaga calore e genuinità da ogni singola traccia. "È l'unico modo che conosco per concepire e suonare la mia musica" confessa Xavier, il cui seguito aumenta ogni giorno che passa. Se in Australia è ormai una piccola star e in Canada viene considerato quasi un nativo, negli Usa (grazie alla partecipazione al Bonnaroo) il suo culto sta facendo nuovi adepti. Le recenti apparizioni europee, soprattutto in Inghilterra, gli stanno inoltre aprendo nuovi mercati.

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"Mi considero fortunato" dice "è straordinario pensare a quanta gente sta supportando la mia musica. Ma credo che tutti noi, uomini occidentali, siamo persone fortunate. Dobbiamo solo fermarci un momento e rifletterci sopra. Ecco, credo che questo disco possa servire anche a questo".

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Per vedere tutte le foto del concerto vai su http://www.skull.it/photo.html


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